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29.07.2017

Ghanesi sfrattati
pretendono la casa
Caos in municipio

Il complesso dove abitata la famiglia
Il complesso dove abitata la famiglia

SAN NAZARIO. Non pagavano l’affitto da anni: famiglia di extracomunitari sfrattata fa il pandemonio in Comune per  tre giorni. «Vogliamo che ci troviate una casa subito, alla Caritas non ci andiamo perché non fanno cucina africana». Il sindaco, e vicepresidente dell’Unione con assessorato al sociale, ribatte irremovibile: «Sono anni che gli diamo contributi per aiutarli, non possiamo permetterci di pagargli anche l’affitto, abbiamo già i nostri casi sociali da seguire, se non si accontentano di Casa San Francesco, non è un problema nostro. Se tornano in Comune a fare casino, chiamo i carabinieri». 
 
Quelli appena passati, per l’Amministrazione di San Nazario, sono stati giorni bollenti. Mercoledì una famiglia di origine ghanese, che da anni risiede nella palazzina di via Benacchi, stabile sulla statale 47, all’ingresso del centro del paese, di proprietà del centro Scalbrini, gestito dall’associazione Casa a Colori, è stata sfrattata dagli ufficiali giudiziari, su richiesta dei proprietari, che non ne potevano davvero più di non percepire gli affitti (pure agevolati) dal nucleo famigliare composto da mamma e tre figli, uno dei quali fino a metà mese era agli arresti domiciliari per spaccio di sostanze stupefacenti. La famiglia da oltre un anno sapeva che lo sfratto sarebbe arrivato, ma anche a detta degli amministratori comunali, che hanno fatto da intermediari tra proprietà e locatari, non si è mai data da fare per tentare di pagare almeno parte degli affitti arretrati. E tantomeno quelli in corso. I ghanesi si sono presentati in comune già mercoledì, poi giovedì quando hanno praticamente occupato gli uffici, dove a suon di urla e schiamazzi, pretendevano che i dipendenti trovassero una soluzione immediata al loro problema. Ma il no del sindaco Ermando Bombieri è tassativo: «O accettano di andare negli alloggi di casa San Francesco, oppure fatti loro, noi l’affitto non glielo paghiamo. Se tornano in municipio a fare casino chiamo i carabinieri. Abbiamo sempre aiutato chi aveva bisogno, in cambio pretendiamo almeno rispetto». 

Francesca Cavedagna
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