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12.04.2018

Frana di Pianello, incubo nuovi crolli

I massi piombati nel Brenta e, in alto sulla parete, l’area del distacco della frana. CECCONIl dettaglio della porzione di roccia esposta dopo il cedimento
I massi piombati nel Brenta e, in alto sulla parete, l’area del distacco della frana. CECCONIl dettaglio della porzione di roccia esposta dopo il cedimento

Dopo i sopralluoghi dei tecnici della Regione, per la frana del Pianello si attiva anche la prefettura di Vicenza, con la convocazione urgente di un tavolo di confronto tra i vertici regionali, provinciali, sindaci e dirigenti del Genio civile, chiamati nella sede di Contrà Gazzolle alle 11 di domani. La situazione è complicata, sotto più aspetti. La priorità è legata alla sicurezza: si teme un nuovo evento franoso di dimensioni maggiori dell’ultimo, verificatosi alle 4 di domenica scorsa di circa 200 mila metri cubi di roccia. Ieri mattina i geologi della Regione, insieme agli ingegneri provinciali del Genio civile, hanno effettuato un primo, dettagliato sopralluogo. Solo da vicino ci si rende bene conto dell’imponenza del crollo. Il letto del Brenta, è quasi completamente ostruito da massi grandi come case, altri anche 9 metri. Il distacco, che ha completamente sommerso anche il tratto di ciclopista già chiuso nel 2009 per una prima frana, è avvenuto a metà montagna. Ora, sospesa a circa un centinaio di metri d’altezza, c’è una vasta porzione di parete rocciosa esposta a causa del precedente cedimento, con una crepa sull’intero asse sempre più evidente e profonda tanto che, per il pericolo di crolli imminenti, ieri nemmeno i tecnici erano troppo tranquilli ad esaminare la zona, durante l’attenta fase della raccolta dei dati, durata oltre un’ora. La prima richiesta fatta al sindaco di Cismon e presidente dell’Unione montana, Luca Ferazzoli, è stata quella di chiudere l’accesso dell’intera area sulla sinistra Brenta, per un raggio di circa un chilometro. «Di qui non deve più passare nessuno - hanno spiegato -, i curiosi devono essere tenuti distanti». Meno di mezz’ora dopo all’ingresso del sentiero che costeggia i campi tra il fiume e la statale 47 c’erano già le transenne. Nessuno degli esperti si è sbilanciato. Le ipotesi per risolvere la situazione e mettere in sicurezza l’area sono diverse. Innanzitutto bisogna capire come rimuovere i massi già franati, che di fatto bloccano il corso del fiume. È stata presa in considerazione l’ipotesi di appaltare la rimozione ai titolari di concessione di cavazione che potrebbero trarre profitto dalla vendita della roccia calcarea. Il punto però è che la costruzione della Pedemontana ha saturato questo genere di mercato, tanto che trovare un cavatore disponibile potrebbe essere difficile, e richiedere tempi lunghi. Poi c’è la più spinosa questione del disgaggio del versante rimasto sospeso: aspettare che crolli da solo? O procedere con un crollo controllato? Per avere risposte sarà necessario attendere che i tecnici della Regione sviluppino un profilo dettagliato del problema, sulla base dei dati raccolti ieri. E ci vorranno un paio di settimane. Per ora, l’unica - parziale - consolazione è il Brenta. Gli ingegneri del genio civile, hanno assicurato che non c’è il pericolo di inondazioni del centro abitato di Primolano: in caso di piene, l’acqua defluirebbe nei campi adiacenti la statale 47. •

Francesca Cavedagna
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