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27.09.2018

«Fermato in Francia, ho perso il lavoro»

Richard Moro insieme alla madre che ieri lo ha raggiunto in  Francia
Richard Moro insieme alla madre che ieri lo ha raggiunto in Francia

In viaggio verso la Francia, dove aveva appena trovato lavoro, bloccato dai controllori del treno che l’hanno costretto a scendere per presunte irregolarità nei documenti. E così il posto, racconta, è sfumato. Richard Moro, 29 anni, insegnante di inglese e francese, residente a San Nazario, denuncia di essere stato protagonista di un’odissea dai contorni ancora poco chiari. Martedì sera Moro è salito sul treno “Thello” per raggiungere Parigi, dove avrebbe dovuto iniziare a lavorare alla reception di un prestigioso albergo. «Sono partito alle 21 da Vicenza, sarei dovuto arrivare alle 9 l’indomani - racconta -. E’ andato tutto bene fino a Modane. Alle 3 di notte un agente di bordo ha bussato violentemente alla mia cabina intimandomi di scendere, perché secondo lui e secondo un doganiere la mia carta d’identità non era valida». Il giovane, di madre francese, ha la doppia nazionalità, francese e italiana, tanto che la sua carta di identità valida fino al 2021 gli è stata rilasciata dall’ambasciata francese di Milano. «Mi hanno detto che non era valida - riprende - perché c’era un indirizzo italiano sul retro, cosa normalissima dato che mi è stata rilasciata dal consolato italiano. Ho mostrato quella italiana e non l’hanno riconosciuta: se la sono trattenuta». Moro è stato fatto scendere dal convoglio. «Mi hanno detto che avevo pochi minuti per sbarcare con tutti i miei bagagli - racconta Moro -. Poi mi hanno chiuso in una stanza della stazione di Modane, a quell’ora deserta. Alle sei di mattina finalmente sono arrivati i ferrovieri per il turno di lavoro e mi hanno aperto». L’insegnante ha tentato subito di chiedere aiuto. «Avevo chiamato la Gendarmeria perché venissero ad aprirmi, ma mi sono sentito rispondere che non trovavano nessuno - spiega -. Alla mattina ho dovuto aspettare fino alle 8, all’aperto con 6 gradi, fino a che ha aperto l’ufficio della Polizia ferroviaria, dove ho denunciato l’accaduto. Ma gli agenti mi hanno detto che non potevano fare nulla, che tutti i provvedimenti presi nei miei confronti erano legittimi, e che non potevo lasciare la Francia». Moro ha provato a chiedere aiuto in Italia: «Ho telefonato alla Farnesina per sapere cosa dovevo fare per rientrare in possesso del mio documento, ma mi hanno risposto che non potevano fare nulla e che comunque potevo viaggiare col documento francese. Ma che discorsi sono? I miei documenti erano validissimi, ci ho viaggiato tutta Europa senza avere mai nessun problema». Moro allora ha chiamato i suoi genitori: «Ho chiesto ai miei di venirmi a prendere. Si sono sobbarcati un viaggio di 600 chilometri da San Nazario fino a Saint Marcellin, vicino a Grenoble, dove sono arrivato con treni regionali. Nel frattempo dall’albergo mi hanno fatto sapere che avevo perso il posto». Morto giura di non aver commesso alcuna irregolarità. Oggi la famiglia è decisa a fare chiarezza. •

Francesca Cavedagna
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