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10.01.2018

«Faremo tutto il possibile per aiutarlo»

Il sindaco Daniele Nervo
Il sindaco Daniele Nervo

«Non aveva detto niente a nessuno. Non sapevamo del suo ritorno - dice il sindaco Daniele Nervo - . Lo abbiamo visto per strada casualmente e ci siamo immediatamente attivati per dargli tutto il supporto possibile». L’odissea di Serradura è iniziata oltre 4 anni fa. Il 29 ottobre del 2013 la volontaria settantaquattrenne Egle Bellunato, residente a Romano, venne uccisa nell’abitazione che condivideva con Serradura. A scoprire il suo corpo fu lo stesso Serradura. Il solagnese fu subito sospettato dell’omicidio della donna e incarcerato. In prigione il volontario restò sei mesi, dormendo su un materassino steso sul pavimento della cella in mezzo ai topi, come ha raccontato in seguito, pagandosi il rancio a meno che qualcuno non gli portasse un pasto caldo da fuori, e capitava raramente. Scarcerato nell’aprile del 2014, dopo aver pagato spese legali per 30 mila euro, e aver corrisposto 3 mila euro ciascuno a tre ghanesi che si sono offerti di fargli da garanti in caso di fuga, era uscito dal carcere seppur in libertà vigilata, con l’obbligo di firma due volte alla settimana al comando delle polizia del posto. Nell’aprile del 2015 gli era stato restituito il passaporto rimanendo tuttavia pur sempre indagato dell’omicidio di Egle Bellunato. Con questa spada di Damocle sul capo Serradura è rimasto in Ghana sino a oltre un anno fa quando la magistratura ghanese che indaga sul caso ha disposto nei suoi confronti il non luogo a procedere. Le indagini dell’Alta Corte è ancora aperta. Oltre all’arma del delitto, mancano i colpevoli, anche se il solagnese un’idea l’ha sempre avuta, come ha avuto modo di raccontare al Giornale di Vicenza qualche mese fa quand’era ancora in Africa. «Egle conosceva i suoi assassini, li ha fatti entrare lei, ha offerto loro dell’acqua - aveva spiegato -. Qualcuno che frequentava la nostra casa ha detto alla banda di malviventi dove nascondevamo le cose di valore. Loro hanno agito col chiaro intento di rubare. Quello che hanno portato via, in Ghana basta a mantenere più famiglie per un bel po’. Poi l’hanno uccisa perché lei li conosceva e li avrebbe denunciati. Ora i colpevoli sono liberi mentre Egle è morta». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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