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27.01.2015

Caso cromo ex Tricom-Pm
Tre milioni per la bonifica

Ex Tricom-PM
Ex Tricom-PM

Tre milioni per un primo intervento di bonifica da cromo esavalente del terreno nell’area dell’ex galvanica Tricom-Pm di Tezze. I fondi sono stati stanziati dalla Regione e presto sarà dato il via ai lavori. All’ufficio ecologia del Comune è giunta l’approvazione da parte della commissione tecnica regionale per il primo stralcio definitivo di bonifica del sito inquinato.
L’intervento finanziato prevede l'abbattimento e il trasporto in siti
specializzai per il trattamento di materiali inquinanti, della parte muraria della struttura produttivi di via Tre Case e dello strato di un metro del terreno su una superficie di 4 mila metri quadrati. Il costo di questa prima bonifica si aggira, come detto, sui tre milioni di euro. Resta ancora da definire la modalità di intervento per la restante parte del terreno, intriso di cromo e nichel sino alla profondità di trenta metri, dove arriva la prima falda freatica. Si prevede la realizzazione di un sarcofago all'interno del quale saranno iniettate sostanze destinare a rendere inerte il cromo.
L’altra possibilità è quella di iniettare nel sottosuolo una miscela di idrogeno e azoto. In ogni caso, questa seconda e più rilevante parte dell’intervento di bonifica potrebbe arrivare a costare anche 20 milioni di euro. L’intera operazione per scrivere la parola fine una volta per tutte al caso cromo a Tezze è stata affidata a un'associazione di imprese, la Golder Associates srl di Torino e la Sinergeo di Vicenza. Intanto, resta in funzione la barriera idraulica creata dall’Etra che preleva l'acqua dalla falda, la porta in superficie, dove viene trattata per far abbattere il cromo da esa a trivalente, prima di essere immessa nella rete di smaltimento consortile. La barriera idraulica, realizzata nel 2012 a sud dell’ex stabilimento di via Tre Case, per un costo di 700 mila euro, ha sostituito quella messa in funzione nel 2002 che mise in sicurezza la falda, evitando che il cromo continuasse ad avvelenare una zona molto delicata sotto il profilo idrogeologico. A Tezze, tutto cominciò nel 2002 con il caso dei fiori “mutageni” come
furono allora battezzati. Nel giardino di una famiglia di Stroppari, nella campagna poco distante dai confini col Padovano, furono rinvenute alcune margherite deformi. Il terreno era stato innaffiato con l’acqua di un pozzo che attingeva dalla falda risultata poi contaminata da cromo esavalente. La fonte della sostanza inquinante fu individuata presto nell’ex galvanica, la Tricom-Pm, nella quale s’era fatto abbondante uso di cromo e nichel. Su di essa e sul caso di Tezze si accesero i riflettori nazionali. Le margherite raccolte nel giardino di Stroppari furono esaminate da numerosi esperti, anche a livello universitario e una delle prime ipotesi fatte fu proprio quella della contaminazione da cromo. Contaminazione confermata dal successivo rinvenimento del metallo nella rete idrica, non soltanto a Tezze ma in diversi centri dell’Alta Padovana, Cittadella e Fontaniva. Furono monitorati circa 200 pozzi nella zona. Il cromo killer dell’ex galvanica provocò anche dei morti fra i dipendenti. Per i 5 decessi dell’ex Tricom, nel giugno di 2 anni fa, furono condannati a un anno di reclusione i tre dirigenti dell’azienda di Tezze. La sentenza ridusse quella a 16 mesi inflitta in sede di Appello che a sua volta aveva capovolto il verdetto di assoluzione del processo celebratosi a Bassano con rito abbreviato. Oggi la vicenda sarà al centro della trasmissione “Ambiente Italia", che andrà in onda su Rai 3 a partire dalle 12,55. M.B.

Mario Baggio
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