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27.09.2017

«Voglio scoprire
la vera madre
di mio nonno»

Leonardo Cidonio in redazione illustra le sue ricerche
Leonardo Cidonio in redazione illustra le sue ricerche

ROSÀ. Una vita spesa cercando la madre, ma non ci riesce. Il nipote raccoglie il testimone di questa ricerca deciso più che mai a portarla a termine. È la storia di Felice Cidonio, bimbo del brefotrofio di San Rocco, e di suo nipote, Leonardo. Fra i due un forte legame di sangue e di ricordi tramandati: non si sono fisicamente conosciuti perché Felice, classe 1900, è mancato nel 1972, e Leonardo, figlio di Filippo, è nato nel 1978.

Una ricerca complessa, lunga quasi un secolo, svoltasi in gran parte a Cusinati di Rosà dove vivono i Cidonio.

«Tornato dal militare, nel 1999, iniziava a diffondersi internet e così ho avviato le prime ricerche – racconta Leonardo, imprenditore, oggi padre di due bimbi –. Partendo dai ricordi del nonno narrati in famiglia, soprattutto dalle mie zie, sorelle di mio padre Filippo, unendoli alle tante voci di paese, la storia che emerge è che nonno Felice fosse figlio illegittimo di un signorotto della zona, dei Segafredo di Gallio, famiglia di dottori. Lui lavorava alla cartiera Nodari di Lugo e avrebbe avuto quel figlio da una serva di casa. Mio nonno ha sempre sofferto sia di queste voci sia di non poter conoscere la verità. Fu affidato ad una famiglia adottiva, i Meneghetti, e lui ricordava che ogni anno il giorno del suo compleanno una bella signora veniva a fargli visita, finchè, avrà avuto 7 o 8 anni, lui le chiese se era la sua mamma, lei non rispose, se ne andò e non tornò più».

«A soli 17 anni - continua il nipote - mio nonno fu chiamato alle armi con i Ragazzi del ’99 (lui nato il 26 marzo 1900, per quattro giorni: chiamarono i nati entro il 30 marzo 1900). Essendo figlio di NN fu mandato in prima linea. Bersagliere, è stato sul Piave, a Trieste e Fiume. Tornò dalla guerra sconvolto, e si mise a cercare la madre. Sono certo che, giunto vicino alla verità, lo depistarono mandandolo in Francia dove gli avevano detto che lei era andata. Girò per due anni in lungo e in largo quella nazione, non ne trovò traccia».

«Sono convinto che gli siano state nascoste le sue origini - prosegue il racconto di Leonardo, ricco di dettagli e di passione per questa vicenda che ha segnato profondamente la vita della sua famiglia - : quando alla fine degli anni Trenta andò a San Rocco, il direttore di allora gli disse che qualcuno aveva pagato perché le informazioni sul suo conto non fossero divulgate. Ho trovato una lettera che lui scrisse all’Istituto in uno dei suoi diversi tentativi di trovare notizie, è molto toccante».

Scrive Felice Cidonio nella lettera: «… affinchè io possa conoscere nome e cognome e residenza di mia madre, unico scopo è di conoscerla e anche in caso che essa si trovasse in condizioni disagiate aiutarla dato che io godo di un’ottima posizione. Ho fatto delle ricerche pel passato ma furono infruttuose… Rinnovo la mia preghiera e ringraziando porgo ossequi».

«Mio nonno firmò ma mise come mittente il nome di un amico perché si vergognava. Tutte quelle dicerie e il fatto di non conoscere la verità sulle sue origini lo hanno sempre tormentato», prosegue Leonardo.

Felice morì nel 1972 senza portare la ricerca ad un fine. Dopo anni suo nipote la riprende fino ad arrivare all’archivio dove trova il nome: è Angela Bertozzo. Bertozzo non è cognome della zona di Rosà e Bassano, ma Leonardo cerca ovunque, concentrandosi infine nelle zone intorno al luogo di nascita, Arzignano. Leonardo cerca negli archivi di Stato, parrocchiali e anche di privati per trovare quella giovane serva. Individua tre donne con quel nome che rispondono ai pochi dati a disposizione: una si sposa prima del 1900; una diventa suora nel 1906; l’ultima, la più giovane, è di Trissino da dove il ceppo dei Bertozzo ha i natali. «Angela Giuseppina Bertozzo nasce a Trissino nel 1886, è una ragazzina, ma all’epoca andavano a servizio anche a 8-9 anni – spiega Leonardo -. Si sposa nel 1910 con Bortolo Schenato. Morì a soli 28 anni, lasciando due figli.

La famiglia Schenato poi si trasferì a Sommalombarda. Forse è lei quella ‘giusta’. Ho rintracciato alcuni discendenti con cui sono in contatto e che mi stanno aiutando a ricostruire la storia di questa Angela: non mi arrendo perché voglio trovare la verità».

Isabella Bertozzo
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