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12.01.2018

Violenta rapina a Lubian, due a giudizio

Rolando Lubian, vittima con la moglie della violenta rapina
Rolando Lubian, vittima con la moglie della violenta rapina

A processo per la sanguinosa rapina di 12 anni fa. L’altra mattina, in tribunale a Vicenza, il giudice Arban, accogliendo le richieste della procura, ha rinviato a giudizio due cittadini albanesi, che dovranno presentarsi in aula a partire dal 4 maggio prossimo. Si tratta di Eduart Prenga, 38 anni, e di Ardian Lleshi, 39, ritenuti due dei tre malviventi responsabili dell’assalto a villa Lubian. I due sono assistiti dalle avv. Silvia De Biasi e Elena Peron. La svolta per l’inchiesta era arrivata dieci anni dopo l’agguato grazie al Dna, con l’individuazione dei responsabili della feroce rapina a Romano d’Ezzelino il 15 dicembre 2005. Quella sera Rolando Lubian e Maddalena Viola stavano guardando la televisione nella loro villa di via Carlessi. Non si accorsero della presenza dei banditi, che perlustravano il primo piano, razziando preziosi e una pistola Walther 7,65, se non quando se li trovarono a tu per tu in cucina. «Non vogliamo farvi del male, state calmi, vogliamo i soldi e la cassaforte», fu il prologo di quaranta minuti da incubo che l’imprenditore in pensione Lubian, 72 anni e la moglie Maddalena, di 74, non hanno dimenticato. I malviventi, tre albanesi disposti a tutto, puntarono la pistola in faccia alla padrona, strappandole un Cartier d’oro, e picchiarono il marito, fino a quando non aprirono la cassaforte. Il bottino tra gioielli e denaro fu di 90 mila euro. Il magistrato ha ottenuto il processo per Lleshi, volto noto nel Vicentino per essere stato condannato per gli assalti in villa a Marano e Barbano di Grisignano nel maggio 2001, e Prenga. C’era voluto tanto tempo per individuarli perché il materiale genetico isolato dai carabinieri non era molto, e perché le banche dati vengono aggiornate di continuo. Dall’inchiesta emergono retroscena inquietanti. I banditi non erano andati a caso da Lubian, il quale a fine agosto 2005 aveva chiuso i rapporti con l’azienda Armet a Tirana, in Albania. Non solo, una volta penetrati nella villa dopo avere scavalcato il cancello ed essersi introdotti nella dependance, avevano razziato il primo piano e avevano cercato la cassaforte. Non trovandola, erano scesi di sotto dove sorpresero Lubian, conosciuto anche come presidente del bacino acque-fiume Brenta, e la moglie. «Dimmi dov’è la cassaforte», intimò più volte a Lubian il capobanda. Di fronte al suo tentennamento non esitò a malmenarlo minacciando la moglie. Lubian finse un malore, i banditi abboccarono, e si concentrarono sulla moglie che spaventata promise di aprire la cassaforte. Nel frattempo, Lubian riusciva a dare l’allarme sia ai carabinieri che alla Civis, premendo i pulsanti antirapina. Così mentre i banditi svuotavano il caveau, una guardia giurata della Civis si presentava nella villa. Furono minuti concitatissimi, perché gli albanesi temettero di rimanere in trappola. Subito dopo arrivarono il brigadiere Giuseppe Tucci e l’appuntato Romeo Mazzarolo del radiomobile di Bassano che inseguirono invano i banditi fuggiti a piedi per i campi. Venne recuperata una Bmw serie 5 rubata a Ferrara e usata dal terzetto. Ora se ne discuterà in aula. • D.N. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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