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11.11.2017

«Tra fede e cultura
studiamo il mondo
grazie a don Didimo»

Francesca Meneghetti, 36 anni, neo-presidente della Scuola di cultura cattolica di Bassano
Francesca Meneghetti, 36 anni, neo-presidente della Scuola di cultura cattolica di Bassano

Per la prima volta nella sua storia, la Scuola di Cultura cattolica di Bassano ha un presidente donna. Francesca Meneghetti, con il suo direttivo, gestisce quindi l’unico premio internazionale della città. Sarà assegnato venerdì prossimo, al Teatro Remondini, al filosofo Rémi Brague.

Come definirebbe in sintesi l’attività della vostra associazione?

E’ una “Scuola” non perché ci sia l’ambizione di insegnare, ma perché offre un percorso di formazione. Formazione cattolica, culturale, sui temi della fede, ricercandone il dialogo con la ragione. Invitiamo ogni mese personalità importanti a fornire la loro testimonianza. Tutto questo vuole offrire strumenti per vivere consapevolmente.

E’ sempre più difficile portare un impegno cristiano nella società.

La nostra tradizione è lunga. Siamo nati nel 1981 e innegabilmente molto è cambiato, però l’associazione ha sempre saputo evolversi. E’ vero, siamo in tempi di scristianizzazione, ma anche per questo lo sforzo è addirittura aumentato. La Chiesa non perde occasione per proporre riflessioni sempre attuali a noi moderni, e quello che facciamo non è nulla di diverso. Quello che proponiamo, in qualche modo, va a integrare la dimensione della solidarietà e della presenza nel sociale: è in sostanza la cura di un aspetto culturale e di uno sviluppo personale che poi si traduce nel fare per gli altri, ma prima di tutto è un pensare. E ce n’è quantomai bisogno oggi.

Riuscite a trovare seguito?

Abbiamo 170 iscritti e molti più simpatizzanti e partecipanti alle nostre conferenze, che non sono meno di 150-200 persone alla volta. E molti sono ragazzi.

Lei stessa è giovane.

Come molti di noi, io provengo dal “Comune dei giovani”, che una volta compiuti i trent’anni bisogna lasciare. Ma c’è una continuità naturale con la Scuola. Dobbiamo tutto alla personalità del nostro fondatore, l’indimenticabile don Didimo Mantiero.

Un sacerdote ancora oggi ricordato con una devozione senza pari.

E’ stata una fortuna conoscerlo. Io ero molto piccola ma i miei genitori lo frequentavano. I suoi insegnamenti sono stati fondamentali per intere generazioni. Mio padre stesso, sull’onda dei precetti di don Didimo, è stato presidente della Scuola di cultura cattolica.

E adesso tocca a lei.

E’ venuto naturale continuare l’impegno. Ero attiva con teatro, musica, cultura, pallavolo. Mi sono iscritta nel 2011, sono entrata nel direttivo nel 2014 e da poche settimane sono succeduta ad Andrea Mariotto.

Attribuisce un significato particolare alla prima elezione di una donna?

E’ un segno dei tempi che cambiano, ma non c’è da esagerare. Qui davvero ha ancora un senso dire: «mi metto a disposizione per spirito di servizio», che altrove può sembrare una frase fatta. La svolta storica è un’altra, e forse la mia nomina vi è in qualche modo legata.

Vale a dire?

Quest’anno abbiamo riunito alla nostra associazione quella degli Amici del Comune dei giovani, che fino a ieri ci davano un supporto esterno. Forse mettere una donna alla guida è stato visto come elemento equilibratore. In realtà si porta avanti un lavoro di squadra.

Comunque molto impegnativo per lei.

Un po’ di paura all’inizio c’era. Quanto alla “full immersion”, mio marito è dell’ambiente e capisce.

Non sarà mica tutta lavoro e associazione.

Amo leggere, camminare lungo il Brenta, visitare mostre e luoghi d’arte. Sono diepndente del Ministero dei Beni culturali a Venezia, momentaneamente distaccata per un dottorato di ricerca all’Università di Udine: il mio lavoro è una vera passione.

I posti del cuore a Bassano?

La biblioteca, un’autentica ricchezza. Le piazze dove passeggiare. E, per bellissimo contrasto, la chiesa di San Francesco e il chiostro del Museo, splendide oasi di pausa a un metro dalla vita frenetica. Ma Bassano mi piace tutta: adoro i suoi legami con Venezia e mi ritengo fortunata di poterli declinare anche con la mia vita lavorativa.

A proposito di Museo, condivide la svolta in qualche modo “pop” o comunque contemporanea impressa dalla nuova direzione o sarebbe più tradizionalista nell’approccio?

E’ un cambiamento giustissimo, al passo con i tempi. Che se non sbaglio contribuisce a far conoscere molto di più contenitore e contenuti.

Lei coltiva attività di pensiero non facili e che potrebbero apparire pesanti, ma parla sempre di fortuna ed entusiasmo.

E’ proprio questa l’eredità di don Didimo. E’ bellissimo che sia passata attraverso le generazioni. Io l’ho conosciuto quando purtroppo ormai era preda del morbo di Parkinson, ma non posso dimenticare i suoi occhi, sempre così pieni di vita, di gioia e anche di compassione se era il caso. E poi quello che mi è stato raccontato di lui, della sua passione per la cultura che affascinava i giovani di Santa Croce, che all’epoca era un quartiere di campagna. A pensarci bene, io e Andrea Mariotto abbiamo altri ricordi.

Quale?

Beh, intanto eravamo bambini, e quindi le caramelle all’orzo che tirava fuori dalla tasca... Poi certe sue parole, che poi ho letto e studiato. La sua esortazione ad approfondire i temi della Verità, con la metafora: la Verità è come l’acqua per

il pesce, che non sa cos’è ma sa che è fatto per viverci dentro. Il suo catechismo era ammirato in tutta la diocesi. E quando oggi parliamo ai giovani di queste cose, rispondono come allora. E’ come se si svegliassero da un torpore. Abbiamo ragazzi dai 16 ai 25 anni interessatissimi alle nostre tematiche: ciò abbatte i pregiudizi sulla “generazione di sdraiati”.

Mantiero è rimasto un mito per voi.

Ha fatto veramente tantissimo per la comunità bassanese. L’attualità del suo messaggio resta immutata. I nostri stessi ospiti illustri restano stupiti che un sacerdote abbia potuto creare tutta questa realtà così viva.

Non vi sentite un’enclave? Professare la cultura cattolica espone al rischio di contestazioni e ad accuse di oltranzismo.

Non abbiamo mai avuto un solo problema. Abbiamo toccato anche temi delicati, è vero. Ci siamo schierati sulle unioni civili; abbiamo organizzato una veglia delle sentinelle in piedi; per alcuni dei nostri ospiti c’era prudenzialmente la Digos. Ma non c’è stata l’ombra di una contestazione. E se tra il pubblico qualcuno fa una domanda “pepata” per mettere in difficoltà il relatore, è il benvenuto.

Nel nome sbagliato della religione si commettono atrocità. Bassano ne è stata recentemente sconvolta.

Ho partecipato alla fiaccolata per Luca Russo, vittima del terrorismo islamico a Barcellona, e condivido le parole dell’abate Andrea Guglielmi che ha citato Calvino: quando si vede l’inferno intorno a noi bisogna trovare ciò che inferno non è e dargli spazio. Non si scappa: l’unica arma è la cultura, che è anche conoscenza e confronto e che non può che portare pace. Sapere chi siamo ci permette di andare avanti nella costruzione di un mondo migliore.

E per la costruzione di una Bassano migliore? I vostri rapporti con il Comune come sono?

C’è da sempre grande collaborazione, come testimonia il fatto che ci viene concesso il Teatro Remondini per la serata del Premio. Non a caso la medaglia viene appuntata materialmente dalle mani del Sindaco. E se il nome di Bassano è conosciuto a livello internazionale negli ambienti culturali è anche un po’ merito nostro.

Proviamo a convincere gli scettici a oltranza: perché si dovrebbe partecipare sabato prossimo alla serata?

Perché è interessante sentire Rémi Brague: è uno dei filosofi più acuti del nostro tempo, si è schierato contro il conformismo e rivendica l’importanza dell’umanesimo europeo. Temi universali a prescindere.

E che letture consiglierebbe a chi volesse accostarsi alle vostre iniziative?

Oltre alle testimonianze di don Didimo, tutti i libri di Eugenio Corti, uno scrittore che ha vissuto la guerra e molte altre esperienze intrecciandole alla fede. Ma come lettura fondamentale esemplificativa al meglio di quanto si propone di fare la Scuola non posso non indicare “Sceglierà lui da grande. La fede nuoce gravemente alla salute?”, di padre Maurizio Botta.

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