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26.09.2018

Consegna pacco e violenza Corriere finisce a processo

Era entrato in casa e l’aveva corteggiata. Poi le aveva strappato camicetta e reggiseno cercando di abusare di lei, una giovane madre di tre figli. Ora l’aggressore, un trentenne residente a Romano d’Ezzelino, è a processo con l’accusa di violenza sessuale. L’uomo si era recato a casa della donna per la consegna di un pacco a lei intestato e, una volta sicuro che non ci fosse il marito, era entrato nell’abitazione come nulla fosse. Il giovane corriere espresso aveva quindi consegnato il pacco per poi sfruttare l’occasione e fare delle avance alla padrona di casa. Ne era nata una colluttazione dato che lei aveva cercato di resistergli, fino a quando lui l’aveva scaraventata sul divano. Alla fine, secondo quanto ricostruito dalla Procura, lui le era saltato addosso per poi soddisfarsi da solo. La donna, 29 anni all’epoca dei fatti, aveva poi chiamato i carabinieri e sporto denuncia contro il corriere. A quasi due anni dall’angosciante aggressione la Procura di Treviso aveva mandato tutti gli elementi di prova raccolti a Parma, alla Scientifica dei carabinieri per cercare le tracce biologiche lasciate dal presunto violentatore sulla camicetta e il reggiseno della vittima. L’imputato ha sempre respinto con forza le accuse. «Avevo più volte fatto consegne in quella casa e per questo ero entrato in confidenza con lei». Il 26enne avrebbe sostenuto di non aver usato la forza né di avere costretto la donna: «Non a caso andavo a consegnare i pacchi quando sapevo che il marito era al lavoro». Fatto che per lui denoterebbe una chiara complicità intima. Messe a confronto le due versioni dell’accaduto, entrambe presentavano incongruenze. La Procura aveva così ordinato il test del Dna, accertamento tecnico irripetibile. Ora il processo stabilirà cosa sia accaduto. •

G.B.
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