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11.01.2017

Pioggia di richieste danni
contro l’Ulss per Stampini
Milioni per il finto medico

Andrea StampiniL’ospedale San Bassiano. Qui Stampini ha lavorato fra il 1997 e il 2014
Andrea StampiniL’ospedale San Bassiano. Qui Stampini ha lavorato fra il 1997 e il 2014

Dai lettini di ostetricia e ginecologia, il caso Andrea Stampini passa nelle aule di giustizia e sui tavoli delle compagnie assicuratrici. Una pioggia di richieste di risarcimento per milioni di euro è stata inviata all’Ulss 7 Pedemontana, dalle pazienti seguite dal finto ginecologo, che dal luglio 2015 è indagato dalle Procure di Trento e Vicenza, mentre è a processo a Venezia, perché per 36 anni avrebbe esercitato la professione di medico con in tasca solo il diploma di geometra. Stampini, denunciato anche dall’Ulss bassanese per esercizio abusivo della professione, dal ’97 al 2014 ha prestato servizio al San Bassiano. «Aveva esercitato a Trento - specifica il direttore generale Giorgio Roberti -. Prima del suo ingresso nella nostra struttura gli sono stati richiesti tutti i documenti necessari, il certificato di laurea e di abilitazione, con copie autenticate dal notaio, e ovviamente il certificato originale di iscrizione all’albo dei medici, rilasciato dall’ordine di Ferrara. In quest’ultimo documento c’è già tutto, anche per questo l’ospedale era certo di avere a che fare con un professionista a tutti gli effetti». Così però non è stato.

Nei 17 anni trascorsi come ginecologo a Bassano, Stampini ha seguito centinaia di pazienti. Se nella maggior parte dei casi le donne non hanno avuto nessun problema di ordine clinico, in altri non è andata così. Tra questi c’è chi sta avanzando richieste di risarcimento in sede civile all’azienda sanitaria bassanese.

La più cospicua è quella appena inoltrata dai famigliari di Silvia Dalla Rizza, mamma morta il 9 gennaio del 2003, dopo un cesareo d’urgenza eseguito proprio da Stampini, e che adesso chiedono danni per più di 1,5 milioni di euro. «Il marito e la figlia della paziente hanno chiesto un indennizzo di 843 mila euro, i restanti sono stati chiesti dai genitori - spiega Roberti -. Se ne sta occupando la nostra assicurazione, che stabilire i prossimi passaggi».

Questa richiesta di risarcimento è solo una di quelle arrivate all’azienda sanitaria. «Ne abbiamo ricevute altre, che stiamo trattando nello stesso modo. Probabilmente ne arriveranno ancora - commenta Roberti - Di fatto noi abbiamo agito per il meglio, eseguendo tutte le verifiche possibili sull’ex dipendente, come facciamo ogni volta. La doccia fredda ci è arrivata nel 2015, quando l’ordine dei medici di Ferrara ci ha comunicato la decadenza della sua iscrizione, in quanto dalle indagini avviate dai Nas dopo una denuncia partita da Dolo, dove Stampini ha esercitato la libera professione dopo il pensionamento, è emerso che mancava il documento di laurea. Da lì sono partite anche le nostre denunce alla Procura di Vicenza. Non sappiamo a che punto sia il procedimento».

Questa vicenda ha segnato l’ospedale bassanese, e in particolare il reparto di ostetricia e ginecologia, dove anche i medici e gli operatori hanno lavorato per anni a fianco a fianco a quello che consideravano un collega.

«Un danno indubbiamente c’è stato, anche se non abbiamo colpe - conclude Roberti - Ci consolano i numeri degli accessi e dei parti, che dall’inizio di questa vicenda non sono diminuiti, segno che i cittadini continuano ad avere fiducia nella nostra struttura e in chi ci lavora con passione e sacrificio».

Francesca Cavedagna
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