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14.03.2019

Acquedotto, la torre sarà abbattuta

La torre dell’acquedotto, alta 25 metri, fra le case di via Antonibon
La torre dell’acquedotto, alta 25 metri, fra le case di via Antonibon

A Nove ormai è deciso: la vecchia torre dell’acquedotto comunale verrà abbattuta. Una scelta drastica, dettata comunque da precise ragioni tecniche e di sicurezza. La costruzione sorge nel bel mezzo del centro storico, è accessibile da un viottolo tra le case di via Antonibon e, come il campanile, svetta da ogni punto del del centro, piazza De Fabris compresa, si guardi. Alta 25 metri la torre ha sulla sommità il serbatoio che un tempo era l’accumulo per la rete idrica, della capacità di 75 metri cubi. L’opera fu conclusa nel periodo nel quale era sindaco Giuseppe Orsato (guidò il Comune per dieci anni), intorno alle metà degli anni ’50 del secolo scorso. La torre venne realizzata grazie alle agevolazioni di una legge del 1949 destinata a opere di “igiene e sanità”. Già dagli anni ’90 la torre non era più utilizzata per l’acquedotto, i nuovi pozzi di Nove sono in via Ca’ Boina e l’acqua è immessa nella rete in pressione da un sistema di pompaggio e non più derivante dal sistema per gravità. Da alcuni anni la vecchia torre piezometrica stava denunciando gli acciacchi del tempo. Già nei primi anni 2000 il Comune era intervenuto per togliere parti dell’intonaco che riveste la muratura in cotto perimetrale al grande serbatoio (diametro di 6 metri), in cemento. Col tempo avevano cominciato ad affiorare anche i tondini di ferro della struttura in cemento armato, da qui la decisione di intervenire con una demolizione della costruzione. «Eravamo consci della situazione di degrado nella quale versa la torre piezometrica di via Antonibon, lo avevamo anche evidenziato nel nostro programma elettorale che era necessario un intervento per mettere in sicurezza la zona, densamente abitata – spiega l’assessore ai lavori pubblici e architetto Rachele Sebellin – Quella di trovare la strada per una soluzione definitiva era una priorità obbligata. L’estate scorsa era stata emessa un’ordinanza per interdire il transito delle persone nelle aree vicine alla torre». La decisione presa dal Comune è stata studiata in modo da attuare un intervento con i minori impatto e disagio possibili per le aree circostante. La torre verrà demolita con un unico intervento, con una serie di microcariche esplosive controllate che faranno ammassare i materiali nell’ex orto dell’ormai chiuso convento delle madri canossiane, una volta al suolo le macerie saranno rimosse con i mezzi d’opera ordinari (camion ed escavatori). Per effettuare la demolizione con esplosivi sarà necessario uno sgombero temporaneo delle abitazioni circostanti, l’intervento dovrebbe essere programmato per l’inizio della primavera. «Lo scorso autunno avevamo ragionato sulla possibilità di utilizzare i fondi di un contributo pervenutoci dal Gse (Gestore servizi energetici, ndr), ma poi è intervenuto lo Stato che all’indomani del crollo del ponte Morandi a Genova, ha legiferato in proposito – conclude l’assessore Sebellin – A Nove è stato assegnato un contributo di 50 mila euro, appunto da utilizzare per il patrimonio pubblico e la sua messa in sicurezza». Per l’intervento di demolizione con cariche esplosive ci si affiderà a una ditta leader in Italia, è stata prevista una spesa di 48.190 euro, mentre per lo sgombero è prevista una spesa di 12.200 euro (in parte coperta da fondi propri del Comune). Per i novesi le prossime saranno le ultime settimane per immortalare la torre dell’acquedotto. In origine il serbatoio sommitale venne decorato con affreschi dal noto artista Pompeo Pianezzola, che realizzò una allegoria simbolica legata alla produzione ceramica locale, oltre allo stemma del Comune. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Riccardo Bonato
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