CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

19.06.2017

Quattromila alpini all’“assalto” della città

“I giovani di ieri nella memoria dei giovani di oggi”. L’orgoglio alpino attraversa le generazioni: dai soldati che cent’anni fa combatterono la battaglia dell’Ortigara ai ragazzi di oggi, che continuano a portare alta la bandiera alpina per non dimenticare.

Lo striscione che ieri ha aperto la sfilata delle penne nere vicentine a Marostica sintetizza bene lo spirito dell’adunata intersezionale. La seconda delle cinque che le sezioni Ana della provincia hanno in agenda fino al 2020 per celebrare il centenario della Grande Guerra. Una cerimonia di 4 ore, dalla sfilata in centro, alla messa celebrata in piazza dal segretario di Stato del Vaticano Piero Parolin e alla chiusura di rito, con l’ammainabandiera e l’inno di Mameli.

Circa 5 mila alpini hanno marciato nella Città degli scacchi, salutati dagli applausi di tantissime persone, partita dal quartiere San Benedetto. D’obbligo il passaggio in via Gianni Cecchin, dedicata alla medaglia d’oro al valor militare a cui è intitolata pure la sezione di Marostica. In testa al serpentone il vessillo di Marostica, accompagnato dal sindaco Marica Dalla Valle e dal vicesindaco Simone Mattesco. Con il passo ritmato delle fanfare, hanno poi marciato gli amministratori dei comuni vicentini e gli alpini di Treviso, Padova e Val Camonica assieme a quelli provenienti dalla Germania. La prima sezione vicentina a sfilare è stata Asiago, seguita da Valdagno, Bassano, Vicenza e Marostica. Dopo lo schieramento in piazza, è stata la volta dei discorsi di rito, con un’ospite d’onore in platea, l’alpino reduce di guerra Giovanni Pettinà, di Malo: coi suoi 104 anni, ha voluto esserci, così come lo scorso anno a Vicenza. Dopo gli interventi del sindaco di Marostica, del presidente della sezione marosticense Giovanni Sbalchiero e del presidente nazionale Sebastiano Favero, la cerimonia è proseguita con la messa del cardinale Parolin.

«Non dimentichiamo - l’invito -: coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterne gli errori. Che impressione mi fecero i racconti dei ricordi di guerra di mio nonno che combatté sul Pasubio. Come anche passeggiare sull’Altopiano, teatro dei terribili scontri della Grande guerra. Gli alpini si distinguono per tante testimonianze di eroismo e dedizione al dovere e per la solidarietà verso le persone in difficoltà. Anche nei luoghi del centro Italia colpiti dal sisma ho visto tante tracce del loro passaggio, lasciate in maniera silenziosa».

«Gli alpini sono questi - il pensiero del presidente nazionale Sebastiano Favero -: persone che senza tante parole fanno e continueranno a fare. Nel non dimenticare sapremo costruire il futuro con la nostra generosità».

Floriana Pigato
Correlati

Articoli da leggere

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1