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09.09.2018

I debiti per la nuova casa Un tarlo nel cervello ha tinto di nero la sua vita

Paola Bosa e Valter Magrin. Avevano 56 e 58 anniLa casetta degli attrezzi dove sono stati trovati i corpi senza vita dei due coniugi
Paola Bosa e Valter Magrin. Avevano 56 e 58 anniLa casetta degli attrezzi dove sono stati trovati i corpi senza vita dei due coniugi

Il tarlo del mutuo per la nuova casa, anche se la sua famiglia non aveva problemi per ripianarlo, ha scavato un po’ alla volta il dramma di Pianezze, sfociato nel probabile omicidio-suicidio di Valter Magrin e Paola Bosa. Dalle indagini emergono dettagli cruciali per spiegare la tragedia che ha sconvolto la comunità. La parola decisiva la darà l’autopsia che sarà eseguita tra domani e martedì. Secondo le ipotesi del pubblico ministero Maria Elena Pinna, non emergono indizi che accertare che Valter, pensionato di 58 anni, e la moglie Paola, di 56, ceramista in una ditta di Nove, si siano messi d’accordo per farla finita. Certo, in teoria non si può escludere l’ipotesi dell’accordo tra la coppia che era molto unita, ma dalla ricostruzione dei profili delle vittime e delle dinamiche famigliari, si propende per l’omicidio-suicidio per mano del marito malato. Valter, infatti, da settimane era scosso da una profonda depressione, patologia di cui l’uomo non aveva mai sofferto prima, quantomeno non in una forma tanto marcata. Il pensionato era preoccupato per i soldi: temeva, senza alcun fondamento visto che la famiglia aveva adeguate entrate, di non riuscire comunque a far fronte alle spese per completare la seconda casa che aveva iniziato a costruire in primavera in paese e dove sarebbe andato a vivere con la moglie per lasciare l’attuale villetta di via Moscardina, al figlio Luca e alla compagna Monica Cecchetto, sua fidanzata da circa otto anni, anche lei da tempo residente nella casa della tragedia. La famiglia, però, non avrebbe problemi economici perché il capofamiglia aveva la pensione e gli altri lavori stabili. Secondo la Procura, il problema dei soldi che aveva scatenato l’esaurimento di Valter, era solo nella sua testa. Nella battaglia contro la malattia la famiglia non l’aveva abbandonato. Non appena i congiunti hanno capito l’entità della depressione si sono rivolti a un medico, che ha prescritto al pensionato antidepressivi, prescrivendo psicofarmaci molto più leggeri anche per la moglie, che aveva il principale compito di sostenere il marito. Ma anche lei aveva bisogno di un supporto farmacologico che la aiutasse ad affrontare il momento difficile che rischiava di minare la coppia. Il tragico epilogo è avvenuto tra la mercoledì e le prime ore di giovedì. Magrin potrebbe aver aspettato che il figlio e la compagna andassero a dormire per dare il via al terribile rituale di annientamento. I due coniugi sono morti a distanza di poco tempo l’una dall’altro. Entrambi erano sotto l’effetto di medicinali, Paola però è stata trovata con i polsi legati, in una posizione incompatibile con l’impiccagione volontaria. Ha chiesto al marito di drogarla e legarla per paura di non avere il coraggio di farla finita? Difficile, secondo i carabinieri. Più probabile che l’ex operaio abbia fatto tutto da solo: le ha somministrato psicofarmaci fino a stordirla, per impiccarla senza che si opponesse, per poi seguirla nell’atroce fine. Dall’autopsia arriveranno le risposte a una tragedia che sgomenta. •

Francesca Cavedagna
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