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04.02.2018

Filippin e Santini, la “missione impossibile”

Rosanna Filippin  Giorgio Santini ieri al Caffè dei libri per la prima conferenza stampa  da candidati
Rosanna Filippin Giorgio Santini ieri al Caffè dei libri per la prima conferenza stampa da candidati

Alessandro Comin Sorrisi, fiducia, voglia di combattere, lista di cento cose fatte e altrettante da fare, competenze (e soprattutto indici di presenza in aula, altissima a differenza di un loro celebre avversario). Tutto sciorinato sul tavolo della loro prima uscita ufficiale come candidati parlamentari del Pd. Gli uscenti Rosanna Filippin (in corsa ora per la Camera) e Giorgio Santini (ancora per il Senato) professano ottimismo in una battaglia che, inutile nasconderlo, li vede soccombenti nei sondaggi di fronte alla corazzata del centrodestra, dove i contendenti si chiamano Germano Racchella e soprattutto Niccolò Ghedini. «Le missioni impossibili sono ancora più stimolanti - dice Santini - Ogni anno le votazioni hanno dato risultati ben diversi e sorprendenti rispetto alle attese». Ma che in tempi di collegi uninominali (dove va a Roma solo chi ha almeno un voto più degli altri) la partita sia difficile è un tema che emerge soltanto alla fine di un’appassionata enunciazione dei programmi e di un’orgogliosa rivendicazione dell’operato, del partito e proprio. Voci nemmeno tanto di corridoio assicurano che, in caso di insuccesso, Santini sarà il candidato del Pd a sindaco della natìa Marostica. Richiesto di un parere sulla sua città, lui glissa: «Si vota anche a Marostica, ma dopo le politiche. Certo, le dimissioni a pochi mesi dalla scadenza naturale non hanno avuto molto senso e hanno danneggiato il Comune». La Filippin invece quasi non riesce a trattenersi: «Ci saranno fuochi d’artificio a Marostica, vedrete». Ma questo è “futuro remoto”. Quello più prossimo è una sfida nella quale entrambi vogliono giocarsi tutte le loro carte, chiamando a raccolta «chi in passato ha deciso di non votare» e partendo da quello che ritengono l’asso di briscola: il legame con il territorio. «Ne siamo stati e ne saremo le voci, a differenza di chi c’entra ben poco con il Bassanese», affondano il colpo, trovando uno sponsor nel vicesindaco Roberto Campagnolo, accorso a dar man forte insieme all’assessore Busnelli, alla consigliera Paola Bertoncello, al sindaco di Cismon Ferazzoli e al vicesegretario del Pd provinciale Andrea Zorzan, che invita gli elettori a «perdere mezz’oretta per documentarsi sulla competenza e sull’attivismo dei nostri candidati». «La garanzia migliore delle cose che diciamo sono gli interventi compiuti nell’ultima legislatura», spiega Santini, che poi elenca una lunga serie di priorità del programma: aiuti ai singoli, alle famiglie, agli anziani non autosufficienti; sviluppo di un’occupazione sempre più di qualità; legame più stretto tra la formazione scolastica e le competenze spendibili nel mondo del lavoro («Anch’io ho un figlio che lavora all’estero»), conferma degli incentivi per gli interventi abitativi, energetici e di sicurezza, investimenti sulle opere pubbliche. In zona, sono arrivati o arriveranno fondi per la mobilità sostenibile, la lotta al dissesto del territorio, la messa in sicurezza antisismica. «Ma non credete a chi fa promesse che non potrà mantenere. La flat tax e l’abbassamento delle aliquote fiscali al 15 per cento sono cose che non esistono: nel 2001 il centrodestra promise qualcosa di molto simile ma di meno consistente eppure, pur governando per nove degli undici anni successivi, non riuscì a fare proprio nulla». 2001, proprio il primo anno di Ghedini in Parlamento, sussurrano armando le fionde i fan del Davide contro Golia. •

Alessandro Comin
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