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06.07.2017

I piloni all’asciutto
del Ponte Vecchio
in uno stato pietoso

Per risanare la trave portante si ipotizza di usare  una sorte di “protesi” in acciaioNon solo la “trave Casarotti”, anche i piloni appaiono deteriorati e compromessi Il cedimento della “trave  Casarotti” che sorregge i piloni della stilata del Ponte Vecchio
Per risanare la trave portante si ipotizza di usare una sorte di “protesi” in acciaioNon solo la “trave Casarotti”, anche i piloni appaiono deteriorati e compromessi Il cedimento della “trave Casarotti” che sorregge i piloni della stilata del Ponte Vecchio

Le analisi subacquee l’avevano previsto, la messa in asciutta del Brenta l’ha confermato: i legni sott’acqua che sostengono il Ponte degli Alpini sono in condizioni assai precarie. A preoccupare, in particolare, è lo stato della celebre “trave del Casarotti”, la trave di soglia inserita a partire dal 1820 nelle fondamenta del ponte. Il prosciugamento dell’area attorno alla prima stilata (lato Nardini) ha rivelato che la trave ha ceduto in un punto preciso, cosa che ha causato l’abbassamento del monumento, visibile ad occhio nudo oramai da tempo.

«Le indagini subacquee ci avevano preparato a dover affrontare una simile situazione - afferma l’assessore ai lavori pubblici e vicesindaco di Bassano Roberto Campagnolo - ma soltanto dopo la messa in asciutta del ponte abbia potuto capire il reale stato delle fondamenta. Ci siamo trovati di fronte quindi tutti i limiti dell’intervento degli anni ’80, che non ha permesso di evitare che la trave del Casarotti andasse in crisi».

Oltre alla trave, però, hanno ceduto anche le cosiddette teste di palo, che dalle fondamenta si agganciano alle stilate. «Alcune si sono deteriorate, altre invece si sono spezzate - prosegue Campagnolo -. Dobbiamo perciò valutare quali vadano sostituite e quali invece riparate. Per quanto riguarda la trave del Casarotti, considerato il suo valore storico abbiamo valutato delle soluzioni diverse».

Vale a dire che, salvo l’insorgere di altre problematiche, la trave non sarà sostituita, ma verrà imbragata con una sorta di protesi in acciaio. Lo stesso discorso vale per le altre tre stilate. Oggi dovrebbe essere messa in asciutta la seconda stilata da est.

«È quella che già dalle analisi subacquee appariva nelle condizioni peggiori - riferisce l’assessore - per cui ci aspettiamo di trovare una situazione simile alla stilata uno, se non ancora più critica. Il cantiere comunque è operativo e anche i rapporti con la ditta Brenta Lavori, affidataria delle operazioni in alveo, sono buoni».

Ecco quindi che Campagnolo conta di chiudere la finestra estiva perlomeno con la messa in sicurezza delle prime due stilate.

«È stato accumulato un po’ di ritardo - ammette il vicesindaco - ma contiamo di riuscire a migliorare la tenuta delle stilate e a sostituire alcune parti in legno usurate entro la fine dell’estate. Dopodiché utilizzeremo la finestra invernale, che è più ampia, per concludere il restauro delle prime due stilate».

«Abbiamo qualche problema legato alle infiltrazioni d’acqua - spiega dal canto suo Giannantonio Vardanega - che sono più invasive attorno alla stilata due. Stiamo quindi valutando di introdurre del materiale più fino, in modo da garantire una migliore chiusura ermetica alle ture».

Enrico Saretta
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