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14.02.2017

Fermato e poi liberato
I magistrati attaccano:
«Donazzan offensiva»

I carabinieri controllano la Punto blu usata dai malviventi a bordo della quela era stato fermato l’albaneseUna delle abitazioni svaligiate nei giorni scorsi a Pove del Grappa
I carabinieri controllano la Punto blu usata dai malviventi a bordo della quela era stato fermato l’albaneseUna delle abitazioni svaligiate nei giorni scorsi a Pove del Grappa

«Dispiace constatare che strumentalizzazioni come quelle dell’assessore Donazzan vadano a svilire la serietà dell’impegno comune prestato quotidianamente da forze dell’ordine e magistrati contro la criminalità».

Lo scrive la giunta veneta dell’Associazione nazionale magistrati, il “sindacato” delle toghe, che replica punto per punto alle affermazioni, rese al Giornale di Vicenza, dell’assessore regionale Elena Donazzan.

Il caso è quello del fermo del cittadino albanese Eljo Meraj, 42 anni, che era stato bloccato la scorsa settimana dai carabinieri. Dopo una scia interminabile di furti, compiuti anche dalla “banda della Fiat Punto blu”, i militari del capitano Castellari l’avevano intercettata e, dopo un inseguimento, fermata. Due dei tre occupanti erano fuggiti; non Meraj, che era a bordo e che era stato fermato per ricettazione, visto che l’utilitaria era rubata. Il pubblico ministero di turno, Luigi Salvadori, non aveva però convalidato il fermo e aveva rimesso in libertà l’immigrato. La ragione? Non ci sono elementi sufficienti nè per attribuirgli responsabilità nella fuga (guidava un altro, rimasto sconosciuto), nè per la ricettazione della vettura: «Nè la condotta di “ricezione” nè, tantomeno, quella di “acquisto” possono dirsi dimostrate nell’ignoranza del soggetto che si trovava alla guida, dalla mera presenza a bordo», aveva argomentato il pm. Per il quale, quindi, il fermo era avvenuto fuori dai casi consentiti dalla legge; e aveva sottolineato che le indagini potevano continuare con Meraj in libertà, e aveva disposto la scarcerazione.

Donazzan, che è originaria di Pove, aveva attaccato la decisione e la magistratura: «Ma i magistrati stanno con lo Stato o con i delinquenti?». E ancora, annunciando che avrebbe scritto al presidente del tribunale: «È un grave errore verso i cittadini e un’offesa nei confronti delle forze dell’ordine, che in questo modo rischiano di essere demotivate nonostante facciano un lavoro difficilissimo e pericoloso».

A queste affermazioni è giunta la replica dell’Anm veneta, presieduta dal pm dell’antimafia Roberto Terzo. «Apprendiamo con amarezza le affermazioni di Donazzan, e la rassicuriamo che i magistrati stanno sempre dalla parte dello Stato, le cui leggi hanno giurato di fare osservare anche quando ciò li può esporre a critiche e offese, queste ultime particolarmente ingiuste quando sono frutto di una carente informazione. Compito dei magistrati - scrive l’Anm in una nota - è anche quello di controllare la rispondenza di arresti e fermi della polizia giudiziaria ai principi e ai presupposti che la legge ha stabilito in modo assai rigoroso e che valgono per tutti». E quindi: «Se pure sono comprensibili le difficoltà della polizia giudiziaria, nell’urgenza di intervenire, a ricostruire i fatti e attribuire le responsabilità individuali, non è però consentito ai pubblici ministeri di sopperirvi con sconti sui livello di prova richiesti dalla legge, consentendo provvedimenti che sarebbero destinati poi a franare davanti al giudice. Riconoscere che non vi sono i requisiti non significa regalare l’impunità, ma semplicemente procedere a piede libero. Queste sono le regole del nostro Stato di diritto», conclude l’Anm, che lamenta la strumentalizzazione di Donazzan.

Diego Neri
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