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01.11.2017

Era il “commercialista”
degli usurai trevigiani
Dopo l’arresto patteggia

Le indagini vennero seguite dalla guardia di finanza della Tributaria di Venezia. ARCHIVIOIl commercialista era accusato di tre episodi di usura. ARCHIVIO
Le indagini vennero seguite dalla guardia di finanza della Tributaria di Venezia. ARCHIVIOIl commercialista era accusato di tre episodi di usura. ARCHIVIO

Era il “commercialista” dei cravattari. Presentava loro i clienti, assisteva ai primi scambi, consegnava i soldi alle vittime. Ieri mattina, Raffaelo Gnoato, 66 anni, residente a Bassano in via Balestra, ha patteggiato davanti al giudice Maria Trenti e al pubblico ministero Brunino un anno e mezzo di reclusione e 4 mila euro di multa. Doveva rispondere di tre episodi di usura. A patti anche la complice Lea Caminiti, 49 anni, di origini messinesi, residente a Loria, nel Trevigiano: per lei due anni e mezzo. Proseguono invece le indagini per numerosi altri indagati.

L’OPERAZIONE. Gnoato, difeso dagli avv. Alessandro Moscatelli e Daniele Giacetti, era stato arrestato in aprile (oggi è libero) dalla Tributaria della guardia di finanza di Venezia, che si era occupata delle indagini dopo la denuncia sporta da un imprenditore lagunare, Lucio B., vittima per la seconda volta nella sua carriera di usura: aveva raccontato di aver fatto ricorso a prestiti per cercare di fronteggiare la situazione di difficoltà finanziaria in cui versava la propria società, attiva nel settore dei servizi alle imprese; dal 2012 al 2015 aveva ricevuto 500 mila euro, restituendone oltre 780 mila. Il principale indagato, un campano residente nel Trevigiano, nel frattempo era morto e il giudice aveva ordinato la cattura di Gnoato e Caminiti, finiti ai domiciliari. Quando era stato interrogato, il consulente finanziario bassanese - già noto alle cronache giudiziarie - aveva collaborato con gli inquirenti. All’epoca, erano stati denunciate e perquisite altre cinque persone, fra cui due avvocati civilisti veneziani, Andrea Campi e Patrizia Tagliapietra, e una penalista, Francesca Scarpa. I tre legali sono accusati di favoreggiamento reale perché avrebbero agevolato gli usurai nella riscossione dei crediti illecitamente vantati. Le indagini continuano, anche perché il sospetto degli inquirenti è che la piaga sia più vasta e le vittime siano ben più numerose di quelle emerse fino ad oggi.

LE ACCUSE. La ricostruzione della procura fa riferimento ad una serie di rapporti non sempre semplici da chiarire. Gnoato era accusato con Caminiti e del capobanda di usura nei confronti di Lucio B.: legale rappresentante dell’associazione territoriale “Federlavoro” di Cassola, che teneva le scritture contabili della ditta del veneziano, lo aveva presentato conoscendone le difficoltà agli altri due. E poi aveva partecipato alle fasi della trattativa. Non solo: per indurlo a restituire i prestiti (dal giugno 2015, Lucio B. aveva ricevuto 160 mila euro al bar “San Pio” di Bassano, e aveva restituito 212 mila euro, con un tasso del 29 per cento), lo pressava affinché accettasse il risarcimento dall’altro procedimento di usura di cui era stato vittima. Lucio fu costretto a cedere le quote della sua società, mentre Caminiti si occupava della ricezione delle somme. Non solo: il consulente era accusato di usura ed estorsione, con la complicità di Leone e Adolfo Sbrissa, ai danni di Renato F., che aveva ricevuto 12 mila euro e ne aveva dovuti pagare 17 mila dopo tre mesi (tasso del 168 per cento), dietro una serie di minacce. La procura contestava una serie di aggravanti al professionista, che se l’è cavata con una pena tutto sommato mite.

Diego Neri
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