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08.02.2017

Cittadini “vigili“
anti-criminalità
Pronti i volontari

Via Vittorelli. L’intenzione è di estendere il servizio a tutta la cittàVia Quarta Armata a San Vito. Questo è uno dei primi tre quartieri ove i volontari sono già disponibili
Via Vittorelli. L’intenzione è di estendere il servizio a tutta la cittàVia Quarta Armata a San Vito. Questo è uno dei primi tre quartieri ove i volontari sono già disponibili

Altro che videocamere, per annientare il fenomeno furti mille occhi sono meglio di uno (elettronico). E allora a Bassano è pronto a partire il progetto della sicurezza partecipata. Praticamente si prende spunto dalle abitudini delle anziane vicine di “una volta”, che spiavano da finestre e balconi quanto succedeva in strada, solo che in questo caso non lo si fa per andare a sparlare di quanto si è visto al mercato ( e nemmeno su Facebook), ma per costruire una rete di volontari con l’incarico di controllare movimenti sospetti in una zona assegnata del loro quartiere. Volontari che poi si occuperanno di girare le segnalazioni alle forze dell’ordine e all’Amministrazione. Il progetto, di cui nei mesi scorsi è stata informata anche la prefettura, diventerà esecutivo nelle prossime settimane. Si partirà da tre quartieri che hanno già confermato la disponibilità ad avviare la rete di sorveglianza, ovvero San Michele, San Marco e San Vito, con l’obiettivo di allargarlo anche al resto del territorio. Per capire l’effettiva disponibilità dei cittadini, questa settimana l’assessore alla sicurezza Angelo Vernillo incontrerà tutti i presidenti di quartiere ai quali verrà presentato il progetto e la bozza del protocollo i cui dettagli esecutivi verranno decisi insieme, sempre sotto la direzione delle forze dell’ordine. «Il progetto del controllo di vicinato - spiega Vernillo - è già stato realizzato in altre città, dove ha avuto successo. Il nostro obiettivo, oltre a quello di sostenere le forze dell’ordine nel controllo del territorio, con segnalazioni puntuali, è quello di sensibilizzare i cittadini a un’attenzione attiva e consapevole del luogo in cui vivono. Si tratta di tenere gli occhi aperti, niente di più, e segnalare movimenti sospetti o situazioni di potenziale pericolo che generano insicurezza. Per farlo chiederemo ad ogni quartiere di individuare eventuali volontari che avranno il compito si verificare che nelle vie o nella zona in cui vivono sia tutto in ordine».

L’imperativo è di non chiamarle ronde. «Non c’entrano nulla, come non servono a nulla. Deve essere chiaro - precisa l’assessore -. Si tratta di costruire una rete di vigilanza partecipata. Tutti i cittadini che noteranno qualcosa di sospetto potranno segnalarlo ai referenti di quartiere che attiveranno le comunicazioni con l’Amministrazione e quindi con le forze dell’ordine».

I dettagli del progetto, e quindi le norme comportamentali da seguire, sono contenuti in protocollo, la cui bozza sarà approvata nei prossimi giorni, dopo l’incontro di confronto con i presidenti di quartiere.

Francesca Cavedagna
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