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01.06.2017

Botte in casa per 18 anni
Poi la moglie si ribella:
arrestato il marito-orco

La vicenda è stata risolta grazie alla sensibilità dei carabinieriUn terribile caso di violenze domestiche a Cassola: i soprusi sono durati 18 anni
La vicenda è stata risolta grazie alla sensibilità dei carabinieriUn terribile caso di violenze domestiche a Cassola: i soprusi sono durati 18 anni

Ha maltrattato la moglie e i due figli per quasi diciott’anni. Un lungo pezzo di vita. Soltanto lo scorso febbraio la famiglia si era decisa a denunciare le pesanti violenze fisiche e psicologiche subite, tanto che il giudice aveva emesso nei confronti del padre padrone un divieto di avvicinamento ai congiunti. Lui, però, non ha mai accettato quella restrizione, che ha violato ripetutamente. Una famiglia braccata, una tensione continua, andata avanti fino allo scorso lunedì quando dopo l’ennesimo tentativo di avvicinare la moglie e i figli, l’uomo è stato arrestato dai carabinieri e trasferito in carcere a Vicenza.

Al centro della drammatica vicenda una famiglia di Cassola. V.M, 59 anni, ex negoziante, da tempo era tenuto sotto osservazione dai militari della stazione di Romano, che conoscevano bene il delicato contesto. Erano stati loro, che lo scorso febbraio, dopo un intervento per l’ennesimo sopruso, avevano convinto la moglie del cassolese a raccontare e ricostruire gli anni di abusi subiti, sia da lei che dai due figli, cresciuti nel terrore delle botte. Ora il primogenito è maggiorenne, la ragazza ancora minorenne.

Ne era emerso un quadro agghiacciante: l’intero nucleo tenuto sotto scacco per quasi un ventennio da un capofamiglia con gravi problemi di alcolismo, che quando rientrava dal lavoro o era particolarmente agitato, scaricava la sua rabbia sui congiunti, producendo pesanti sofferenze psicologiche, spesso accompagnate da maltrattamenti fisici, in una cornice di autoritarismo intollerante.

La famiglia, nonostante le sofferenze subite, per quasi 18 anni ha cercato di sopportare quei soprusi, senza farne mai parola con nessuno. Moglie e figli speravano che l’uomo sarebbe cambiato, che forse rispondendo alla violenza con la comprensione, la pazienza e l’affetto, avrebbe capito i suoi errori, e che avrebbe finalmente scelto di farsi aiutare. Sbagliavano. Dopo l’ennesimo atto di violenza dello scorso febbraio, i carabinieri di Romano, con calma e delicatezza, hanno saputo convincere la moglie a denunciare formalmente quanto era accaduto.

Questo atto fondamentale ha permesso ai militari di richiedere immediatamente una prima ordinanza di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle vittime. Pareva che la pace, almeno una tregua, fosse arrivata. Invece, dopo poco tempo, M.V. ha ripreso a cercare di infrangere le prescrizioni. Ma i carabinieri facevano buona guardia per impedire ulteriori violenze.

L’epilogo è arrivato lo scorso lunedì, quando dopo l’ennesima violazione le forze dell’ordine hanno ottenuto dall’autorità giudiziaria un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il padre padrone, che è stata immediatamente eseguita. Ora l’uomo si trova recluso al San Pio X di Vicenza. Oltre che da quella di mancato rispetto di un provvedimento dell’autorità giudiziaria, dovrà difendersi dalla terribile accusa di maltrattamenti continuati.

Francesca Cavedagna
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