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07.11.2018

Veneto Agricoltura gestirà il legname «Non va svenduto»

L’intervento dell’assessore  Pan al vertice svoltosi a Gallio
L’intervento dell’assessore Pan al vertice svoltosi a Gallio

«Non svendere il legname dell’Altopiano solo per liberare le montagne dalle piante cadute e danneggiate». Veneto Agricoltura sarà gestore unico della commercializzazione ma le Amministrazioni comunali dell’Altopiano, nell’accettare questa soluzione, chiedono però di salvaguardare il prezzo del legname calmierando i prezzi,con fondi straordinari a sostegno di filiere specifiche e rivedendo il Piano di sviluppo rurale. Se ne è discusso ieri al vertice post-disastro nella sede dell’Unione montana, durante il quale gli amministratori locali hanno incontrato gli enti regionali e le forze politiche per gettare le basi della strategia d’uscita dal disastro provocato dal vento, i cui numeri parlano chiaro: 1,2 milioni di alberi (pari a 40 mila camion) devono essere portati via dai boschi, per un costo di 35 milioni di euro. Attorno al tavolo tecnico si sono trovati, per la parte politica, l’europarlamentare Mara Bizzotto, l’on. Filippo Busin e l’assessore regionale Giuseppe Pan, e per la parte tecnica il comandante regionale dei carabinieri forestali Alberto Piccin, Fabrizio Stella per Avepa, Luigi Alfonsi per la Direzione parchi e foreste, Giustino Mezzalira per Veneto Agricoltura e Stefano Omizzolo per il Servizio forestale regionale. Mentre i Comuni stanno completando i sopralluoghi per la conta dei danni, l’attenzione nel contempo è rivolta al pericolo della “svendita” del legname caduto: imprese austriache esboscano anche a 15 euro al metro cubo, però con mezzi pesanti, contro i 30 euro di quelle locali, con metodi meno invasivi. Da qui la richiesta di interventi a tutela delle imprese locali e delle entrate che la lavorazione boschiva comporta. «Il finanziamento europeo del Piano di sviluppo rurale è in scadenza – hanno spiegato Bizzotto e Pan – ma potrebbe essere rifinanziato con fondi di solidarietà delle altre Regioni, recuperando soldi già destinati a progetti non più finanziabili per il maltempo e riciclando i fondi europei non impiegati in altri luoghi». «Bisogna fare squadra – ha aggiunto Pan – con Veneto Agricoltura gestore unico della commercializzazione del legname recuperato, in modo da regolare il mercato ed evitare gli effetti distorti della libera concorrenza». «È prioritario - ha detto Omizzolo - portare via il legname a terra per motivi fitosanitari, individuando aree di stoccaggio, e prevedere poi piani di rimboschimento a stretto giro per evitare problemi di natura idrogeologica». Dopo i rilievi nei boschi, ha spiegato Alfonsi, «servirà la rivalutazione delle pianificazioni forestali comunali». Il rimboschimento richiederà la riattivazione del vivaio di Sospirolo, nel Bellunese, e il potenziamento di quello di Montecchio Precalcino. «Ci siamo subito chiesti dove trovare i 6-10 milioni di alberi per il rimboschimento - ha affermato Mezzalira - e così è stato subito riaperto il vivaio di Sospirolo, da dedicare solo alla silvocoltura alpina, ma ne apriremo anche altri. Fino a 50 anni fa, c’erano molti orti forestali in Veneto». «Bisognerà poi determinare quale bosco vogliamo – ha concluso Giustino Mezzalira – ma credo che siamo tutti d’accordo sul fatto che il bosco altopianese merita di ritornare quello che era prima della guerra, quindi un bosco con molte latifoglie, dall’acero al faggio. A chi sostiene invece che bisognerebbe lasciare alla natura il compito della ricrescita boschiva, ricordo che i boschi distrutti non erano naturali. Solo con l’aiuto dell’uomo, inoltre, si potrà pensare di ritrovare, tra non meno di 25–30 anni, dei boschi sani e di qualità». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gerardo Rigoni
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