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domenica, 19 novembre 2017

Protesta dei profughi per i soldi del cibo

Il centro di accoglienza di via Val di Fabbro

Profughi in protesta a Enego. Quasi trenta richiedenti asilo che soggiornano in un condominio in via Val di Fabbro, affittato in attesa di ricevere la documentazione necessaria per iniziare una nuova vita, hanno dato vita a una protesta. per un cambio di normativa che prevede che i soldi per il mangiare non vengano gestiti direttamente dagli stessi profughi ma dalla cooperativa che si occupa della loro assistenza.

Una prima protesta era avvenuta giovedì scorso, quando la direttiva ministeriale sulla gestione dei fondi destinati all’approvigionamento alimentare è stata messa in atto. E lunedì i 27 richiedenti asilo hanno inscenato una protesta fino a quando una loro rappresentativa è stata accolta in municipio dal sindaco eneghese Fosco Cappellari, che ha illustrato, documenti alla mano, quanto la circolare prefettizia afferma nella gestione dell'emergenza profughi.

In pratica, fino al primo novembre i profughi ricevevano una sorta di diaria giornaliera perché potessero andare a comperarsi il mangiare che poi si preparavano tutti assieme. Da giovedì 2 novembre, invece, la Prefettura, su disposizione ministeriale, ha comunicato alla cooperativa “Le Orme” di Vicenza, che gestisce il centro di accoglienza di Enego, che una parte dei soldi destinati ai profughi doveva essere impiegata per l'acquisto di cibo. I profughi, vedendosi ridurre i soldi elargiti (utilizzati appunto dalla cooperativa per acquistare il cibo necessario), hanno subito iniziato a protestare.

Una protesta che prima si è limitata al complesso condominiale di via Val di Fabbro di Qua, per poi spostarsi in municipio. Già giovedì il sindaco di Enego Fosco Cappellari è intervenuto nel condominio per sedare gli animi e spiegare il motivo della decurtazione di soldi. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri della stazione di Enego, che però non sono dovuti intervenire in alcun modo in quanto il primo cittadino ha placato la protesta.

Lunedì però la protesta si è riaccesa: i profughi si sono recati in municipio chiedendo di parlare con il sindaco. Cappellari ha subito accolto una delegazione di richiedenti asilo spiegando nuovamente il perché della decisione.

«Non ci sono stati problemi – spiega Cappellari –: i richiedenti sono venuti a chiedere se li potevo aiutare a capire come mai ricevono il cibo e non più i soldi come succedeva da tempo. Ho semplicemente esposto quanto obbligava la nuova norma e che prevede che le cooperative fornisca i pasti, con minuziosi rendiconti, e non denaro al posto del cibo».

Il centro di accoglienza eneghese è in funzione dal 2015. Sorto da un accordo privato tra il proprietario dello stabile e la cooperativa Ecofficina, coop che al tempo gestiva buona parte dei centri di accoglienza sull’Altopiano, il centro ha sempre ospitato dai 25 ai 30 profughi. E sempre in serenità anche con la comunità locale.

Solo nel 2016 c'è stato un momento di tensione perché i profughi ritenevano di poter chiedere la carta d'identità di Enego. Ma anche in quel caso la diplomazia del sindaco Cappellari e il buon senso hanno predominato.