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20.04.2017

L’Altopiano non balla più con i lupi

Secondo gli esperti i lupi sull’Altopiano sarebbero tra i 5 e i 7
Secondo gli esperti i lupi sull’Altopiano sarebbero tra i 5 e i 7

Strepiti, brontolii, momenti di tensione e di confronto duro. Tema unico il lupo in Altopiano. Non è stata una serata semplice quella organizzata da Asiago Guide e dal Cai per parlare della presenza del lupo in Altopiano. Una serata in cui si è visto oltre 200 persone affollare l'aula magna della scuola elementare asiaghese per ascoltare e capire. Oppure per contestare una presenza che percepiscono come dannosa e pericolosa. Ad aprire l'incontro la guida Massimiliano Gnesotto sottolineando che la serata è stata voluta perché «si vorrebbe dare risposte alle paure, ai dubbi e alle preoccupazioni di operatori turistici, allevatori, malghesi e turisti». Ad esporre la questione lupo due esperti: il generale in pensione del Corpo Forestale e autore di “Lupi e uomini” Daniele Zovi e Enrico Ferraro del gruppo grandi carnivori del Cai. Che con dati scientifici hanno cercato di illustrare il fenomeno espansivo del lupo che dagli anni '70 sta ripopolando boschi e montagne che una volta costituivano il loro territorio. Aree che, nello stesso periodo, hanno visto un forte incremento della selvaggina disponibile quale prede. Smentendo progetti celati di reintroduzione forzata. Tra tanti mugugni di disapprovazione, e contrasto dei dati da parte del gruppo Tutela per la Lessinia, a riportare al centro della serata le principali preoccupazioni del territorio ci ha pensato Gianni Rigoni Stern forte dei suoi 30 anni da tecnico della Comunità Montana.

“È a rischio un’economia – ha sottolineato il figlio del “sergente” - Dove lavorano 400 persone e che genere milioni di euro tra produzione agroalimentare e indotto. Queste montagne hanno l'appeal turistico grazie proprio agli allevatori e malghesi che conducono 10 mila bovini e 8 mila ovini per 120 giorni all'anno in alpeggio. Non è solo malga, è l'essenza dell'Altopiano che deve essere tutelata con leggi mirate».

Su quanti lupi ci siano in Altopiano sia Zovi sia Ferraro hanno sottolineato come di certo vi sia un branco di 5 costituito da un maschio e una femmina alfa con tre lupi nati l'anno scorso. Non escludendo che possano esserci un altro paio di lupi in dispersione. Ma non i 20 o 30 ipotizzati da qualcuno della platea spiegando come i lupi di un branco non stanno sempre assieme ma che possono anche allontanarsi di molto per poi ricongiungersi.

«Il territorio di un branco – ha spiegato Zovi – è determinato dalla disponibilità di prede. Per quanto riguardano le preoccupazioni degli allevatori bisogna ammettere che il problema c'è ma ci sono anche mezzi disponibili per mitigare le predazioni su animali domestici e di allevamento. Che non sono solo recinti e cani da guardiania ma anche piccoli accorgimenti da parte degli allevatori».

«Per quanto riguarda i bovini – ha proseguito – i più vulnerabili sono i vitelli appena nati che la mandria non riconosce e quindi non difende. Basta far partorire le mucche in aree protette dove tenere il piccolo pochi giorni prima di introdurlo nella mandria dove poi sarà difeso. Chi ha adottato questo sistema ha ridotto a zero le predazioni».

Sui pericoli per chi va in montagna sia per lavorare sia per escursionismo Ferraro ha assicurato. «Non ci sono attacchi documentati in anni di studi. Non così invece per cani vaganti che ogni anno attaccano decine di persone ed animali di allevamento. Le paure vanno affrontate e i problemi di convivenza se non risolti almeno attenuati. In altre zone d'Italia è stato così con successo ove il lupo è fattore attrattivo del turismo. Non vedo perché per l'Altopiano non possa essere così».

Gerardo Rigoni
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