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11.01.2017

Il Consorzio perde la battaglia dell’Ici

Roberto Rigoni Stern ARCHIVIOLa Corte di Cassazione in piazza Cavour a Roma ARCHIVIO
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Un contenzioso lungo 13 anni conclusosi con il rigetto, da parte della Corte di Cassazione, del ricorso presentato dal Consorzio fra i Caseifici dell’Altopiano di Asiago. Quest’ultimo aveva impugnato gli avvisi di accertamento per omessa denuncia Ici per gli anni d’imposta 2002 e 2003. La sentenza che porterà nelle casse comunali 82.182 euro tra imposte non corrisposte e interessi.

Il Consorzio sosteneva l’inesistenza delle notifiche degli avvisi, oltre al fatto che le pretese comunali di imposta erano infondate. Questo, in quanto i fabbricati sottoposti a tassazione, erano strumentali alle attività rurali. In un primo momento la commissione tributaria provinciale di Vicenza dava ragione al Consorzio sul fatto che le notifiche non erano mai state comunicate. Decisione ribaltata dalla commissione tributaria regionale che invece dava ragione al Comune. Inevitabile il ricorso in Cassazione da parte del Consorzio che ribadiva l’inesistenza delle notifiche di accertamento. In più contestava che agli avvisi non erano stati allegati gli atti cui facevano riferimento con conseguente impossibilità per la ditta di individuare esattamente gli immobili assoggettati a tassazione. Immobili infine riconducibili a fabbricati rurali, quindi non soggetti a tassazione.

La Cassazione ha respinto il ricorso sostenendo che gli accertamenti Ici vengono inviati via posta raccomandata e che, nello specifico, si attestava la loro ricezione. Per quanto riguarda gli atti allegati la Corte ha ritenuto infondati i ricorsi sostenendo che un’Amministrazione non è tenuta ad allegare tutti gli atti ma solo a farne riferimento.

Nello specifico i giudici hanno «puntualmente rilevato che gli avvisi appaiono adeguatamente motivati e che essi furono preceduti da nota protocollare con la quale il Comune di Asiago aveva richiesto al Consorzio chiarimenti, per gli anni 2002 – 2007, indicando chiaramente gli estremi catastali degli immobili, procurando un’anticipata conoscenza e delimitazione di tutte le ragioni dell’Amministrazione comunale».

Infine per quanto riguarda la natura di fabbricato rurale degli immobili in questione la Corte ha sottolineato come ai fini dell’esonero d’imposta per fabbricati rurali «è rilevante l’oggettiva classificazione catastale con attribuzione della relativa categoria. È onere del contribuente, qualora l’immobile sia iscritto in una diversa categoria catastale, impugnare l’atto di classamento». Nello specifico poi la Corte sostiene che «l'Ici era dovuto perché sono immobili dove viene svolta un’attività che travalica la potenzialità del fondo e offre beni che non hanno alcuna connessione con il fondo agricolo in quanto trattasi di vasto supermercato di generi alimentari di ogni tipo e non solo di prodotti derivanti dalla lavorazione del latte e produzione di carne».

«Si tratta di una vittoria molto importante per noi in quanto viene imposto al Consorzio il versamento di somme che attendevamo dal 2002 – commenta il sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern -. Da quell’anno, l’azienda non ha versato alle casse comunali le imposte dovute accumulando un debito complessivo di 250 mila euro. Questa sentenza fa finalmente chiarezza sulla destinazione urbanistica degli immobili e sulla loro necessaria assoggettabilità alle imposte comunali e, cosa più importante, porterà alla nostra comunità risorse che le appartengono e che sono necessarie per sostenere servizi».

Gerardo Rigoni
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