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16.07.2017

Alberi secolari
Decine di giganti
da valorizzare

Il grande frassino di 230 anni a Tresché Cesuna
Il grande frassino di 230 anni a Tresché Cesuna

Riposare all'ombra di un faggio di 300 anni, fare un picnic sotto le fronde di un frassino nato a fine '700, scrutare la magnificenza di un abete sorto 180 anni fa.

Sono solo alcune delle decine, forse centinaia, di alberi monumentali presenti in Altopiano.

Alberi di oltre un secolo, spesso di 2-300 anni fa, che costellano gli oltre 31 mila ettari di superficie boschiva altopianese. E che sono oggetto di un censimento indetto dalla Regione Veneto che vuole aggiornare ed arricchire il suo elenco di alberi monumentali veneti. E che possono diventare anche mete turistiche.

GRANDI ALBERI. Tra i protagonisti del bosco, con vite di oltre un secolo, c'è un frassino immenso seguito da un gigante faggio nel territorio di Treschè Conca in contrada Cavrari. A Cesuna c'è un raro esemplare secolare di Sorbo degli uccellatori e, a poca distanza, un ciliegio selvatico di oltre 100 anni.

A Rotzo in frazione Nesele inferiore c'è il maestoso abete rosso di 180 anni di altezza davvero considerevole, 45 metri e un fusto di 90 cm. Sopravvissuto ai tagli e alle guerre, oggi domina l’Altopiano ed è diventato un simbolo locale.

Alto 22 metri e con un diametro di 170 cm è il faggio che si trova al forte Corbin che, secondo gli esperti, con i suoi 300 anni d'età è un relitto delle faggete pure o miste, che un tempo popolavano la zona.

Poco più giovane, 230 anni, è il frassino a Treschè Cesuna alto 23 metri e con 155 cm di diametro. Albero da ammirare non solo per le sue dimensioni e l’ottimo stato di salute ma anche per lo splendore della chioma molto ben sviluppata e proporzionata.

Grandi alberi altopianesi che sono stati tra i protagonisti del convegno internazionale “Parchi storici ed alberi monumentali” che si è tenuto a Preganziol e che ha visto il noto arboricoltore britannico Neville Fay esporre una relazione sulla conservazione e sulla gestione degli alberi antichi, citando proprio la gestione forestale altopianese come modello al quale fare riferimento per salvaguardare questi testimoni silenti del passato

BOSCO CERTIFICATO. Una gestione forestale che ha permesso all'ufficio patrimonio comunale di Asiago di ottenere la certificazione internazionale di gestione forestale Fscche assicura che la foresta asiaghese sia gestita nel rispetto di rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Asiago, che sarà sicuramente seguito anche da altri Comuni altopianesi, certificando i suoi quasi 6 mila ettari di boschi è così diventata la seconda area boschiva per estensione a ricevere la certificazione. Una certificazione che si inserisce in una traccia importante, segnata da due suoi illustri residenti Mario Rigoni Stern e Ermanno Olmi, che hanno sempre sottolineato l’importanza di preservare il patrimonio ambientale attraverso un rapporto intimo e armonico con la terra.

Grazie alla tradizionale gestione locale dettata da un’attenta pianificazione e all’applicazione di criteri di sostenibilità, il bosco di Asiago e dell'Altopiano risulta oggi una delle estensioni forestali più importanti del Veneto.

«La foresta originaria, come per la maggioranza dei boschi italiani, purtroppo non trova riscontro nel territorio di oggi – commenta l'assessore al patrimonio Diego Rigoni – La Grande Guerra ha distrutto il 60 percento del patrimonio forestale. Ma alcuni alberi antichi sono sopravvissuti diventando i re delle nostre foreste».

Gerardo Rigoni
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