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11.04.2018

Pfas, oltre 300 giovani convocati per nuovi test

Provette in un laboratorio analisi. La Regione ha individuato centinaia di persone per il terzo screening
Provette in un laboratorio analisi. La Regione ha individuato centinaia di persone per il terzo screening

Pfas. Dal 4 dicembre dello scorso anno oltre mille persone visitate dal personale dell’Ulss per gli esami di 2° livello. In tutto finora 639 visite cardiologiche e 368 internistiche. Sono l’86% dei soggetti invitati. Solo 170 su 1177 quelli che non hanno risposto all’appello. Ebbene, circa un centinaio dei ragazzi e giovani dai 14 ai 25 anni sottoposti ai test cardiaci, il 15%, sono stati avviati ad ulteriori approfondimenti, e 252 di coloro, il 70%, che hanno passato il secondo tipo di visita, quella cioè che riguarda la sfera epatica, gastroenterologica, metabolica, renale, sono stati indirizzati ad altri controlli specialistici. Tutte queste persone, in base al genere di alterazione riscontrata nel sangue e nelle urine - atti a stabilire oltre la funzionalità epatica e renale anche l’eventuale presenza di problemi metabolici come le dislipidemie congenite, l’iperuricemia, il diabete - verranno viste in due ambulatori, il primo per il rischio cardiovascolare e il secondo per il rischio endocrino-metabolico-renale. Insomma, inizia la 3ª fase del piano varato dall’Ulss 8. «È il più grande progetto di sorveglianza di popolazione mai fatto al mondo», spiega il dott. Giampaolo Stopazzolo, direttore del distretto Ovest e responsabile di tutta questa complessa operazione che fin qui ha coinvolto negli screening di 1° livello 3.405 fra giovani e giovanissimi, 9.345 fra Lonigo e Noventa, 4.060 fra Legnago e San Bonifacio, vale a dire il 58,71% delle persone invitate che si sono recate all’appuntamento con i medici. «Sono tutte persone potenzialmente sane - dice - . Stiamo facendo una cosa, sul piano della salute pubblica, che nessuno ha fatto mai prima e di cui non esistono evidenze scientifiche. La cautela, quindi, al primo posto, e niente allarmismi. Sono tutti test che dovranno far capire possibili correlazioni fra Pfas e patologie, ma solo fra due anni, al termine degli screening di 2° livello, si potranno fare ipotesi più attendibili». Ad Arzignano, nell’ambulatorio cardiovascolare diretto dal primario del Cazzavillan Claudio Bilato i giovani saranno sottoposti a visita cardiologica, ad un elettrocardiogramma e, poi, se necessario, ad altri accertamenti. A Vicenza, al San Bortolo, nell’ambulatorio diretto dal primario di medicina Giovanni Scanelli, quanti hanno accettato la prosecuzione degli esami faranno una visita internistica, e, se necessario, un’ecografia tiroidea e altri accertamenti. Per loro è già stabilito il percorso successivo. Se esenti da problemi e disturbi verranno richiamati dopo due anni per un controllo, se invece portatori di patologia verranno presi in carico ai vari servizi di diabetologia, endocrinologia, medicina interna, gastroenterologia, cardiologia. Intanto, dal 1° aprile grazie al potenziamento dell’équipe con un cardiologo e due medici internisti, l’attività è a pieno regime, per cui si effettuano 30 visite al giorno di 2° livello per 5 giorni alla settimana a tutti coloro che abbiano i livelli plasmatici di Pfas elevati o alterazioni di uno o più bioparametri ematici, e si calcola di arrivare in 12 mesi a 7.800 controlli. In totale, nel Vicentino e nel Padovano, per lo screening di 1° livello, verranno visitati 27 mila soggetti ogni due anni (al 70% l’adesione stimata) e con l’attuale partecipazione di pazienti invitati per il 2° livello (43,8%) si ipotizza la necessità di eseguire circa 12 mila controlli ogni 2 anni. Una proiezione, questa, che si basa sulle coorti di età più giovanili, per cui si può supporre che con le classi di età più adulte il ricorso al 2° livello potrebbe essere maggiore. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Pepe
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