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03.08.2018

Malato grave si sposa in rianimazione

Massimo e Anja, 56 e 41 anni, durante la cerimonia celebrata dal sindaco nel reparto di Rianimazione. L.N.L’abbraccio commosso dei due neosposi tra le mura del reparto. L.N.
Massimo e Anja, 56 e 41 anni, durante la cerimonia celebrata dal sindaco nel reparto di Rianimazione. L.N.L’abbraccio commosso dei due neosposi tra le mura del reparto. L.N.

Anja e Massimo si sarebbero dovuti sposare a marzo. A coronamento di una storia d’amore nata a fine 2015, dopo essersi conosciuti nel 2013: lui 56 anni, lei 41 anni, di origine croata, in Italia dal 2000, vivono insieme a Valdagno. A dicembre 2017 però arriva improvvisa la malattia neuromuscolare di Massimo a sconvolgere la vita di entrambi (i cognomi sono omessi per la privacy in presenza di dati sensibili come quelli sulla salute). Da allora lui non è più tornato a casa, tra ospedali e riabilitazione. Il matrimonio viene rimandato. A settembre, forse ottobre. Perché ancora non si sa in quale centro di riabilitazione andrà Massimo dopo l’ennesimo ricovero al Cazzavillan. Ma perché aspettare? Così decidono di coronare il loro amore lì, in quel reparto di rianimazione dove lui è stato accolto «da persone con un grande cuore» dicono. LA CERIMONIA. Una testimonianza di come l’amore vada oltre la malattia. In pochi giorni si organizza la cerimonia, con il via libera dell’Ulss 8 Berica e della direzione medica. Tutti, infermieri, operatori e medici, guidati dalla coordinatrice di anestesia e rianimazione Alessandra Repele, si mettono al lavoro per organizzare l’evento. «In 27 anni a Vicenza e ora da un anno ad Arzignano non mi era mai accaduto un matrimonio in Rianimazione», conferma il primario Silvio Marafon. OLTRE IL DOLORE. Massimo e Anja in quel giorno speciale vogliono dimenticare la sofferenza di questi mesi. Da quando la malattia, mentre erano in vacanza in Croazia, ha cominciato a farsi sentire. Il 25 luglio è tutto perfetto. La sala delle emergenze viene trasformata: il tulle bianco, palloncini bianchi e rosa, i fiori. Ci sono i familiari più stretti, amici e colleghi di lavoro. Massimo per l’occasione è seduto su una sedia, in camicia bianca. E quando si diffondono le note del brano di Jovanotti “A Te” che ha voluto per accompagnare l’ingresso di Anja, spuntano le lacrime. Lei ha un abito verde acqua e i fiori bianchi tra i capelli. Intorno a loro anche il personale del reparto e i fisioterapisti. EMOZIONE. Nessuno riesce a trattenere la commozione allo scambio degli anelli. Neanche il sindaco Giorgio Gentilin che celebra il matrimonio. «È stata un’emozione che non riusciamo a descrivere, come una favola», raccontano gli sposi. «Quando l’ho vista arrivare - confessa lui – non sono riuscito a trattenere le lacrime. È dal 30 dicembre che non torno a casa. Anja mi è stata sempre accanto. Ho trovato soprattutto in lei e poi in tutto quello che mi circonda la forza di andare avanti. Dovevamo sposarci a marzo, poi tutto è cambiato. Ma non sapendo cosa sarebbe successo nei prossimi mesi abbiamo deciso di farlo qui. In reparto hanno organizzato tutto. Sono dei grandissimi professionisti. Mi sono stati sempre accanto. In Italia ci si lamenta ma la sanità funziona, tutti quelli che ho incontrato hanno fatto più del loro dovere, mi hanno dato tantissimo anche dal lato umano. Loro sono i miei angeli custodi. Non lo dimenticherò mai». «In Croazia ho mandato foto e registrazioni alla mia famiglia - continua Anja - e quando sarà possibile faremo un’altra festa con loro. Pensare che l’abito l’ho comperato la mattina stessa. L’ho visto in un negozio a Sovizzo. Avevo già tutto in macchina ma non ero convinta. E la sarta ha corso per aggiustarmelo in tempo. È stato tutto bellissimo, emozionante, difficile da descrivere». «Perché - concludono Massimo e Anja insieme - l’amore non ha limiti, né confini». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luisa Nicoli
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