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05.12.2018

Il milione della truffa è già all’estero

Alcuni dei clienti truffati davanti alla sede di Autokew in via Milano ad Alte di Montecchio. COLORFOTO
Alcuni dei clienti truffati davanti alla sede di Autokew in via Milano ad Alte di Montecchio. COLORFOTO

Una truffa diabolica, quella delle auto di lusso vendute in internet anche più volte, per un salasso che supererebbe il milione di euro, partorita da menti professionali. A cominciare dall’acquisto della concessionaria Autokew di Alte di Montecchio Maggiore, situata in via Milano 40. Per finire al malloppo già trasferito all’estero. L’acquisto della società è stato il primo tassello di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa e in prospettiva alla bancarotta fraudolenta, poiché l’azienda è stata di fatto spogliata delle sue attività e dall’altro giorno è una scatola vuota. Dunque, insolvente e tecnicamente fallita. All’attivo non c’è nulla. Il tribunale certificherà la “morte” tra qualche settimana su richiesta del pm Luigi Salvadori, che ha avviato le indagini e che non potrà far altro che chiedere l’insolvenza. La concessionaria fino alla fine di ottobre era stata gestita da Andrea Carretta, 27 anni, di Zanè, e dal padre Giovanni, 59 anni, che sarebbero estranei alla clamorosa stangata, ma la cui posizione è comunque all’attenzione dei carabinieri di Valdagno. I militari, invece, stanno cercando Enrico Omizzolo, 60 anni, nato a Foza e residente a Bassano in via Mure del Bastion 14/A, che dal 1 novembre è l’amministratore unico della Auokew srl, costituita con appena 900 euro di capitale sociale. Qui si entra nel merito della riforma pensata per i giovani imprenditori che consente la costituzione delle Srl a capitale minimo da 1 a 9.999 euro. In questo caso ha permesso la costituzione di un veicolo societario per rifilare stangate. La domanda che gli investigatori dell’Arma si pongono è se Omizzolo è lo stratega della maxi truffa oppure è la classica testa di paglia manovrata da altri. Da quello che si apprende i carabinieri qualche giorno prima che la beffa si materializzasse per le vittime, molte delle quali sono rappresentate dall’avvocato Cesare Dal Maso di Vicenza, avevano identificato i gestori della rivendita d’auto. I militari si erano recati lì per un problema e avevano raccolto nomi e cognomi. Per parte loro i truffatori hanno accelerato i tempi facendo combaciare le scadenze delle decine di versamenti per scappare con il malloppo. Dove? I soldi sono all’estero. E probabilmente anche i criminali. I referenti per gli acquirenti di auto importate dalla Germania erano Luca, un giovane dall’accento vicentino, Giuseppe e Gabriele. C’era poi un’impiegata in amministrazione. Sarebbero tutti nomi falsi. La banda aveva ideato il piano consapevole che lo scorso fine settimana, tra sabato e domenica, avrebbe fatto sparire gli autoveicoli dal piazzale (Porsche Macan e Cayenne, Range Rover Velar, Range Rover Evoque, Jaguar, Jeep usati come specchietto per le allodole), cosicché quando lunedì le vittime si sarebbero presentate ad Alte per ritirarle, non avrebbero trovato nulla. Così è stato. Nel frattempo, i due conti correnti sono stati prosciugati: uno appoggiato sulla filiale del Montepaschi di Altavilla, l’altro su Unipol Banca di Cassola. La scorsa settimana solo da quello di Cassola sarebbero stati bonificati oltre 500 mila euro verso la Germania. Le parti offese hanno versato interamente il prezzo delle vetture che avevano visto sul portale AutoScout24. Molte le avevano anche provate. Al primo bonifico per fermare il veicolo è seguita la trattativa con lo scambio dei documenti; dopo la prova su strada il bonifico di saldo per l’immatricolazione. A quel punto l’amara truffa era servita. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ivano Tolettini
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