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11.08.2017

Morte del “conte”, omicidio stradale

Il conte Fiocchi con la sua bicicletta fra fiori e vino
Il conte Fiocchi con la sua bicicletta fra fiori e vino

La tragica scomparsa del Conte Fiocchi ha lasciato tutti sbigottiti a Chiampo e nei Comuni limitrofi. Centinaia i messaggi di cordoglio lasciati sui canali social per un ricordo di Luigi Dal Maso, 77 anni, imprenditore e poi clochard. Intanto la Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio stradale nei confronti di V.A., 29 anni, di Montebello, alla guida della Mini che l’altra sera, intorno alle 21.30, ha investito l’anziano che stava viaggiando in bicicletta, sul tratto stradale che da Zermeghedo porta ad Arzignano. La giovane è risultata positiva all’alcol test. Nell’urto, il corpo dell’anziano ha sfondato il parabrezza dell’auto. Nonostante i soccorsi, per lui non c’è stato nulla da fare.

Nato a Pugnello di Arzignano, Luigi Dal Maso ha vissuto all’insegna della libertà. Nessuna costrizione, nessuna imposizione. Da decenni abitava in una precaria baracca lungo il torrente. Lo conoscevano tutti. dai giovani ai più attempati, quelli che l’avevano conosciuto quando, ancora benestante, se ne andava per le strade con frac e cilindro. Con un passato da imprenditore del settore della concia, ha amato gli agi. Chi lo ricorda in giovinezza riferisce che il conte ha girato il mondo. Nella hall di un hotel in Australia qualcuno ha visto una sua foto ad una festa. Altri ricordano di averlo visto, in smoking, in un casinò in Francia. Da giovane Dal Maso era stato in marina. Era tesserato all’associazione Marinai di Arzignano e partecipava alle ricorrenze.

Sembra che ad affidargli l’appellativo di “fiocchi” sia stato un amico, vedendolo indossare un berretto da fantino con dei fiocchi. Dal Maso conduceva il barroccio trainato dal cavallo e quello strano copricapo gli fruttò un nome che s’è portato nella tomba.

Nella sua vita non è mancato l’amore. Sembra che gli anni più felici li abbia vissuti con una certa Teresa, e che la fine di questa storia gli abbia lasciato un grande vuoto.

Con il tempo è poi caduto in miseria, fino a stabilirsi lungo il torrente nella zona sud di Chiampo. Qualche pannello di compensato, poche lamiere, le assi inchiodate come passerella per raggiungere il bivacco. Sotto le stelle, attorniato da animali, ha passato rigidi inverni ed estati torride, in condizioni estreme. Ma tutto ciò non ha scalfito il suo temperamento, il suo brio e le sue stravaganze. Fiocchi era ospitale. Invitava a prendere un bicchiere, a fermarsi per due chiacchiere. La sua generosità era celeberrima. Partecipava a tutti i funerali e non era insolito vederlo portare dei fiori al cimitero, o gettare una rosa sulla bara di qualche defunto.

A volte era ospite di ristoranti o bar, per un pranzo o un bicchiere di vino, mai disprezzato. Viaggiava solo in bicicletta. Tempo fa un imprenditore gliene aveva regalata una e lui ne andava fiero.

Il leggendario clochard della Valchiampo, noto e forse ammirato per il suo essere fuori da ogni schema, ha ispirato artisti locali, ed è diventato una canzone del gruppo “La banda del Genesio”. Un personaggio controverso, dal carattere coriaceo e testardo, talvolta incompreso nelle sue debolezze, nei lati vulnerabili e nelle fragilità. Non sono mancati i tentativi di aiuto da parte delle istituzioni. Il Comune gli aveva proposto soluzioni più dignitose, ma lui era irremovibile, con orgogliosa dignità. «Ha lasciato quella vita che giornalmente sfidava, vivendo come se del domani non ci si dovesse curare – ha detto il sindaco Matteo Macilotti -. Spirito libero, indomito, talvolta cocciuto nel perseverare nelle sue abitudini. È diventato nel tempo un pezzo di storia». Che forse, per i suoi rocamboleschi tratti, si era quasi portati a ritenere senza fine.

Matteo Pieropan
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