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15.12.2016

Molestie alla figliastra
Condannato a 2 anni

L’interno di una della aule penali del tribunale di Vicenza
L’interno di una della aule penali del tribunale di Vicenza

Era stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della figlia della sua ex. L’altro giorno F.Z., 50 anni, è stato condannato a due anni di reclusione (con la sospensione condizionale della pena). Il tribunale collegiale ha riconosciuto la violenza nella forma lieve delle molestie, che sono continuate per quattro anni (dal 2005 al 2009) ovvero fino a quando la ragazzina (oggi maggiorenne) ha compiuto 12 anni.

Per il patrigno il pubblico ministero Serena Chimichi aveva chiesto una condanna a otto anni e mezzo di reclusione. L’imputato, difeso dall’avvocato Donatella Amaltei Zotti, dovrà risarcire la vittima con 20 mila euro. La ragazza si era infatti costituita parte civile, con l’avvocato Andrea Bergo, chiedendo un indennizzo di 75 mila euro. La relazione tra la mamma della bimba e il 50enne, era cominciata qualche tempo dopo la morte del padre naturale della ragazzina.

Tutto sembrava procedere in apparente armonia, in realtà per la piccola, proprio in questi mesi è iniziato un incubo. Il patrigno, infatti, secondo quanto ricostruito dalla procura, nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giulia Floris, di lì a qualche mese ha cominciato a molestarla.

Con la piccola (che all’epoca aveva appena 8 anni), trattenuta con la forza, costretta a subire atti sessuali ogni qualvolta la mamma usciva di casa e la lasciava sola con il suo compagno. Che si avvicinava a lei quando si trovava sul divano o in altre parti della casa non lasciandole la possibilità di opporsi a quelle “attenzioni” sempre più insistenti. E la situazione non si esauriva in qualche episodio, che già di per sè sarebbe stato comunque grave, ma proseguendo nel tempo. Addirittura per anni, fino a quando la figlia della sua convivente compie 12 anni. Lei, però, nonostante tutto, terrorizzata da quelle che potevano essere le conseguenze del suo racconto non ha mai parlato. Cominciando, però, a evitare ogni contatto col patrigno e soprattutto di rimanere sola in casa con lui.

La denuncia nei confronti di F. Z. arriva solo nell’estate dell’anno scorso. Le sue dichiarazioni vengono rese in sede di audizione protetta. Dove la polizia giudiziaria ha cominciato a trovatore numerosi riscontri al racconto della ragazza.

Gli atti passano quindi in procura sulla scrivania del pm Giulia Floris (sostituito nelle ultime fasi dibattimentali dalla collega Chimichi) che decide di aprire un’inchiesta a carico del 50enne. Che quando capisce di essere indagato con l’accusa di violenza sessuale, pare decida di inviare degli sms alla mamma della ragazza (che nel frattempo aveva deciso di chiudere la relazione sentimentale dopo essere venuta a conoscenza della vicenda) chiedendo scusa per la sua condotta e di essere perdonato. Il sostituto procuratore, intanto, decide di chiedere il rinvio a giudizio nei confronti del patrigno. Visto che le accuse erano circostanziate trovando tra l’altro diversi riscontri. Nell’ottobre 2015 il giudice per l’udienza preliminare, Roberto Venditti, ha accolto la richiesta del pubblico ministero e rinviato a giudizio F.Z. davanti al tribunale collegiale.

L’altro giorno, al termine del dibattimento (avvenuto a porte chiuse) dove l’imputato aveva ammesso le sue responsabilità limitando però gli episodi nel tempo, è arrivata la sentenza.

Il presidente del Collegio, Lorenzo Miazzi, ha inflitto a F.Z. due anni di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, e riconosciuto alla ragazza (nel frattempo maggiorenne) un risarcimento per i danni morali cagionati dal patrigno di 20 mila euro.M.B.

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