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12.09.2017

«Eventi e cantieri
Non siamo più
un paese satellite»

Matteo Macilotti, 36 anni, sindaco di Chiampo. FOTO MASSIGNAN
Matteo Macilotti, 36 anni, sindaco di Chiampo. FOTO MASSIGNAN

Trentasei anni, appassionato di corsa e lettura («Ma ormai non ho più molto tempo»), Matteo Macilotti, sindaco di Chiampo, non nasconde l’intenzione di ricandidarsi alle amministrative del 2018, smentendo le voci che lo vorrebbero più orientato a Roma per un posto a Montecitorio. «Non mi interessa il parlamento, per me è un privilegio fare il sindaco e mi piacerebbe continuare, lo dico senza pretattiche», assicura.

In municipio c’è un fiocco azzurro: «La mia assessora alla cultura ha avuto un bambino - chiarisce -. Se riesce a conciliare i ruoli? Certo, il fallimento più grosso sarebbe rinunciare al lavoro in giunta perché madre. Ci si viene incontro, ma si può e si deve fare. Anzi, può essere una marcia in più».

Sindaco, un primo bilancio?

In campagna elettorale non ho promesso alcuna opera pubblica, non sapendo l’effettiva condizione economica del Comune. Invece siamo riusciti a mettere in campo lavori importanti come la piazza, il nuovo cimitero, la sistemazione dei marciapiedi e piste ciclabili. Parliamo di quasi 8 milioni di euro.

Le casse erano in salute quindi...

Più che altro siamo riusciti a sfruttare molti finanziamenti esterni. E poi c’è stato un affievolimento dei vincoli del patto di stabilità che ha aperto spiragli a tutti i Comuni.

Il risultato più importante?

Tutti gli eventi organizzati, come il mondiale di Trial del 2016, il prossimo raduno triveneto degli alpini e molte iniziative culturali, che hanno fatto rinascere l’entusiasmo in paese. Prima eravamo sonnecchianti.

In passato ha bacchettato i cittadini per scarsa partecipazione.

In effetti inizialmente è stata dura, la risposta agli eventi era bassa. Ora però il paese è vivo, è cambiata la mentalità.

Come ci siete riusciti?

Con il lavoro di squadra. Chiampo, che prima era più un satellite di Arzignano, ora attira giovani anche da fuori. La piazza è animata, i nostri ragazzi stanno riacquistando orgoglio per il paese e anche per le attività economiche ci sono ricadute positive.

Cosa rispondete a chi vi accusava di essere giovani e inesperti?

La risposta spetta ai cittadini, noi però ci abbiamo messo anima e corpo. Non avevamo esperienza, ma entusiasmo e abbiamo fatto passi importanti, come la revisione del piano regolatore e il nuovo centro diurno per disabili.

Com’è il rapporto con i cittadini?

Molto diretto e uso tantissimo i social. Abbiamo puntato su presenza, dialogo, velocità di risposta.

Filosofia grillina?

Non sono grillino. Credo nell’importanza della politica e non concepisco l’antipolitica. È più un aspetto generazionale.

E con le minoranze?

C’è dialogo e collaborazione, anche l’ultimo bilancio è stato approvato senza problemi.

Come agite sul fronte accoglienza?

Abbiamo 5-6 migranti che si alternano, con un piano di lavoro e studio di italiano. Sono numeri molto bassi e il controllo è continuo. Ma in generale è un sistema inefficace, che crea rischi di speculazione da parte di palazzinari e cooperative nate sull’onda del fenomeno. Quando le persone sono qui, ovvio che vanno gestite, ma dobbiamo bloccare i flussi all’origine, così non va.

La Provincia come sta?

Dopo l’ultimo bilancio triennale di previsione ci sono delle prospettive. Poi è importante come luogo di dialogo e compensazione dei Comuni.

I rapporti con i colleghi vicini?

Nel tempo abbiamo preso le misure, non è sempre stato facile, ma con la conoscenza è aumentata la capacità di relazione.

Ci sono battaglie comuni?

Le centraline idroelettriche ci vedono uniti a Crespadoro. E poi la questione dei Pfas.

Alessia Zorzan
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