CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

04.07.2018

Meccanico filosofo torna a camminare anche senza gambe

Una immagine di speranza di Giulio Talma, al lavoro nella sua officina a Sossano
Una immagine di speranza di Giulio Talma, al lavoro nella sua officina a Sossano

In paese oramai, da quel terribile giorno in cui finì con le gambe sotto un camion perdendole, lo chiamano il saggio. Lui, che sia in officina, dov’è tornato a riparare moto assieme al figlio Jerry, che sia a giocare a carte al bar con gli amici, si schernisce sempre, abbozza un sorriso imbarazzato ed esclama: «Ma cosa ho fatto, non capisco cosa ci sia di eccezionale ad essere ottimisti nella vita. Ebbene sì, io il bicchiere lo vedo sempre mezzo pieno, non vedo altri modi di affrontare la vita». Lui, per chi non se lo ricorda, è Giulio Talma, 66 anni, meccanico di Sossano, che poco meno di due anni fa ha perso le gambe in un incidente stradale in moto, amputate sino alla parte alta della coscia. IL MIRACOLO Tecnicamente è un miracolato, se ti recidono una delle arterie femorali, rischi di morire dissanguato nel giro di pochi minuti. Lui no, è ancora qui, anche se da allora niente è stato più come prima. Giulio però non si è mai perso d’animo, ed è tornato, per quanto possibile, a fare la vita di prima. Innanzitutto è tornato a lavorare in officina con suo figlio, a godersi gli affetti più cari («l’amore della tua famiglia fa miracoli») e soprattutto gli amici e le serate a ridere e chiacchierare davanti a un piatto di pasta e un bicchiere di vino. Ma soprattutto Giulio ha coronato il sogno espresso pochi giorni dopo l’incidente, quando ancora era nel letto d’ospedale a stringere i denti dal male. «Io tornerò a camminare» aveva affermato perentorio e familiari ed amici lo avevano assecondato, ma più per non strappargli anche quella piccola speranza, molla psicologica fondamentale nella riabilitazione da un trauma così grave, che per reale convinzione. Il meccanico filosofo di Sossano invece, a camminare ci è tornato veramente, con le sue nuove gambe “bioniche” costruite al “Centro protesi Inail” di Budrio, una struttura all’avanguardia a pochi chilometri di Bologna. «È stata dura - ammette con un sorriso - anzi ad onor del vero non sono ancora alla fine del percorso, le protesi che uso sono provvisorie, si devono adattare al moncone della gamba che per un anno continuerà a compattarsi e dunque a ridursi di volume e l’attacco della gamba, il cosiddetto bicchiere, dovrà quindi adattarsi al moncone. Però sono tornato a camminare, con le stampelle se tutto andrà bene, a rieducazione ultimata, camminerò con un semplice bastone». IL SORRISO SEMPRE Giulio racconta la sua esperienza e sorride: «La mia è una vita piena, di affetti, di passioni, di lavoro, di amici, ho una aspettativa di vita importante ancora, insomma sono fortunato. Lo pensavo proprio in questi giorni che sto vivendo una situazione familiare particolare con mia mamma che è in casa di riposo, penso che se devo fare una fine del genere meglio salutare tutti prima. Invece vogliamo vivere sempre più a lungo, senza badare alla qualità della vita e così ci sono anziani che aspettano non si sa cosa, è un’esistenza senza senso e sono loro i primi a dirtelo quando li vai a trovare». Dai parenti agli amici il passo è breve e la riflessione filosofica profonda nella sua disarmante semplicità: «Bisogna essere ottimisti e attivi se non si vuole essere dimenticati. Se tu te ne resti in casa a piangere, gli amici vengono a trovarti una, forse due volte, poi sempre meno, si stancano, ma se tu vai al bar a giocare a carte e aggredisci il mondo, allora gli amici ti cercano perché sei un elemento positivo nel gruppo. Ecco io preferisco aggredire il mondo piuttosto che lasciarmi andare». IL SOGNO E finalmente è arrivato anche il momento di realizzare il sogno di tornare a camminare, grazie al centro protesi di Budrio: «Anche la se ne vedono di tutti i colori - ammette Giulio - consideriamo che sono in trattamento contemporaneamente un centinaio di persone, ognuno con una disabilità diversa, ognuno con il suo carico di dolore o di ottimismo, io ho affrontato la sfida certo di vincerla e ho trovato una nuova famiglia, fratelli e sorelle che mi hanno seguito con professionalità e amore e sono tornato a camminare, anche se non con le protesi definitive». Già il cammino è ancora lungo: «Ma la meta la vedo, là avanti, e questo mi da la forza per continuare. Non bisogna mai mollare, anche quando fa male, quando ti senti senza forze e vorresti tornare a casa. Non bisogna aver paura di cadere e bisogna ascoltare il moncone che cambia, che si asciuga come un salame, quando la protesi balla è il momento di cambiarla e di utilizzarne una più aderente e così sino a una completa aderenza. Allora quella protesi sarà quella definitiva, che si può portare dalla sera alla mattina, solo allora quella sarà la mia nuova gamba». •

Alberto Tonello
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1