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19.01.2019

Ambiente, vìola la legge Ma è colpa del Comune

Un tecnico di Arpav impegnato nel controllo di una roggia. ARCHIVIO
Un tecnico di Arpav impegnato nel controllo di una roggia. ARCHIVIO

Sulla carta ha violato la legge, ma non è colpa sua: dal 1992, quando in Comune era giunta la disposizione della Provincia, nessuno lo aveva mai informato, perché non era stata mai redatta apposita ordinanza. E così Lino Vittorio Zanin, 69 anni, di Sarego, è stato assolto perchè il fatto non costituisce reato dal giudice Carli, che ha accolto la richiesta della difesa, con l’avv. Angelo Butera. La vicenda giudiziaria che ha riguardato Zanin, titolare dell’omonima impresa individuale con sede a Sarego in via Cason, è davvero singolare. Il 30 aprile 2014 venne segnalato ad Arpav che c’era del gasolio in una roggia. I tecnici, intervenuti con la polizia locale e con un geometra del Comune, verificarono che c’erano degli oli nella roggia Rio, che costeggia il confine della ditta di Zanin. Il sospetto era che il gasolio per uso agricolo arrivasse da una caditoia per la raccolta delle acque piovane nel cortile dell’azienda, collegata direttamente al fossato mediante una condotta, In cortile in effetti c’era una cisterna fuori terra. Nel corso del successivo controllo, però, era emerso che la caditoia e la cisterna non erano collegate; e che la cisterna non presentava rotture o anomalie. Di qui il sospetto che qualcuno avesse svuotato la cisterna, e durante le operazioni parte del gasolio fosse percolato fino alla roggia. Chi poteva essere stato? Zanin sporse denuncia per furto contro ignoti: accade di frequente che i ladri di notte arraffino il carburante. Non solo: l’imprenditore si attivò subito per bonificare l’area interessata dallo sversamento. A quel punto, riteneva che la questione fosse conclusa. Si sbagliava: i tecnici Arpav furono infatti costretti a segnalarlo ugualmente in procura, con l’ipotesi che avesse violato la normativa ambientale. Infatti, nel 1992 la Provincia di Vicenza emanò una disposizione che prevedeva che chi possiede una cisterna del genere fuori terra sia tenuto a «predisporre due rubinetti di chiusura posti in serie, con sistema di applicazione di un lucchetto affinchè non si verifichino eventuali aperture accidentali o dolose degli stessi». E la cisterna di Zanin, da 3 mila litri, invece, di rubinetto ne aveva uno solo: era «munita di un erogatore di spillaggio privo di un idoneo sistema di bloccaggio», come un lucchetto. Qualche tempo dopo, la procura chiese e ottenne un decreto penale di condanna. Zanin, con l’avv. Butera, si era opposto e in aula sono sfilati diversi testimoni. Fra questi, il responsabile dell’area tecnica del Comune di Sarego dell’epoca, che ha confermato - lo aveva scritto in una nota il municipio nel giugno del 2014 - che sì, la Provincia aveva scritto al Comune nel 1992, ma che poi l’amministrazione non aveva mai emanato una conseguente ordinanza sindacale per i proprietari di cisterne fuori terra con idrocarburi. Pertanto, l’imputato non ne sapeva nulla: è stato assolto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

D.N.
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