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11.07.2017

In viaggio dal Brasile
«Ritroviamo le radici»

La famiglia Pastorello-Pegoraro in visita dal Brasile. FOTO GUARDA
La famiglia Pastorello-Pegoraro in visita dal Brasile. FOTO GUARDA

Hanno ritrovato le loro radici vicentine andando a visitare il paese da dove, oltre un secolo prima, i trisnonni sono partiti, come molti in quell’epoca, in cerca di fortuna in Sudamerica.

È così che da martedì 20 a giovedì 22 giugno la famiglia Pastorello-Pegoraro di Bento Gonçalves, in Brasile, si è recata ad Orgiano. Ad accoglierli ed aiutarli, il consigliere comunale con delega all’identità veneta, Diego Bellin, e l’assessore alla cultura Marco Ongaro.

«Sono rimasto molto colpito da quanto ci tenessero e da quanto impegno i coniugi Pastorello hanno messo per ricostruire il più correttamente possibile il loro albero genealogico che, andando indietro nel tempo, di generazione in generazione, li ha portati ad Orgiano, il luogo delle origini», spiega Bellin che ha tenuto i contatti tramite la pagina Facebook del Comune di Orgiano. E in municipio ci sono andati poi davvero per rintracciare il certificato di nascita degli avi, e anche in canonica per consultare i registri parrocchiali e trovare l’atto di battesimo. Nel 1885 i trisnonni Pietro Pastorello, di Orgiano, e Giuditta Ferrarese, di Bagnolo di Lonigo, avevano lasciato il Vicentino per stabilirsi nel sud della costa brasiliana, tra gli stati del Rio Grando do Sul e di Santa Caterina, dove i discendenti hanno fondato un’avviata azienda che si occupa della costruzione di macchinari in acciaio per l’enologia.

«In quelle regioni – precisa Bellin – i veneti di allora hanno portato la coltivazione della vite e, come loro, anche altri hanno poi sviluppato delle attività legate al mondo del vino. Come qui da noi, ma a 10 mila chilometri di distanza». Grazie alla conoscenza di una particolare forma di dialetto veneto, che è stato tramandato, è stato possibile comunicare senza difficoltà. «I genitori – conclude Bellin - parlano il “talian”, che è un misto di veneto antico, con parole che erano comuni nell’Ottocento, e qualche termine portoghese. Mi ha commosso, perché sono le stesse parole che dicevano i miei nonni, “piron”, “cuciaro” o “goto”. La figlia Daniela, purtroppo, parla il portoghese, anche se con un po’ di italiano. Di Orgiano sono rimasti colpiti dall’ordine e dalla tranquillità». M.G.

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