CHIUDI
CHIUDI

23.02.2019

«Non c’è da stupirsi della mafia al nord»

Giuliano Brusaferro con don Luigi Ciotti al Modernissimo.   F.B.
Giuliano Brusaferro con don Luigi Ciotti al Modernissimo. F.B.

«La mafia non uccide più, ma è divenuta più forte per cui serve la conoscenza per combatterla e perseguire il cambiamento»: questo il messaggio lanciato ai 200 studenti di quinta dell’IIS “Masotto” da don Luigi Ciotti fondatore dell’associazione “Libera” che si batte contro le mafie nell’incontro organizzato al Modernissimo dalla Fondazione Stefani con il patrocinio del Comune a un mese dalla 24a giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia del 21 marzo, che avrà quale piazza principale Padova. «Un protagonista illuminato della nostra epoca» l’ha definito nel suo saluto il dirigente scolastico Carlo Alberto Formaggio con successiva illustrazione da parte del prof. Giuliano Brusaferro delle risposte degli studenti al questionario di “Libera” sulla percezione del problema mafioso. La recente ondata di arresti nel Veneto contro la infiltrazioni mafiose non ha sorpreso don Ciotti: «La mafia è da tempo ramificata al nord e ha cambiato strategia dopo le stragi di Falcone e Borsellino passando dalle armi a diversi modelli organizzativi per raggiungere il potere e la ricchezza tra intimidazione e corruzione, togliendo la libertà e ricattando i morti vivi», è stata la sua analisi. Quattro le nuove dimensioni della criminalità mafiosa emerse dal rapporto quinquennale della commissione antimafia, dei magistrati e della Dia indicate da don Ciotti: «Il progressivo allargamento del raggio d’azione; i profili organizzativi flessibili e più reticolati creando alleanze; una più accentuata vocazione imprenditoriale nell’economia legale e nei mercati; promozione di relazioni e complicità nella cosiddetta area grigia costituita da imprese, pubblici funzionari e politici con commistione tra area legale e illegale». Parlando agli studenti don Ciotti ha rilevato che «la legalità è uno strumento per perseguire la giustizia sociale e dare libertà e dignità alle persone», elogiando il ruolo delle donne che «stanno rompendo le organizzazioni mafiose» e constatando come sulla sicurezza «il problema non sono i migranti, ma mafiosi e corrotti». Nell’incontro pomeridiano con la cittadinanza don Ciotti ha definito l’educazione «il principale investimento che coinvolge la famiglia, la scuola e l’intera comunità». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

F.B.
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1