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09.11.2017

Incubo in casa durato 15 anni
Ha malmenato madre e sorella

L’ala del tribunale dove si celebrano le udienze preliminari
L’ala del tribunale dove si celebrano le udienze preliminari

Fin da quand’era un ragazzino ha reso la vita impossibile ai suoi famigliari. E poi ha proseguito, per oltre 15 anni, a tormentare la mamma e la sorellastra, con un atteggiamento prepotente, violento e vessatorio. Da qualche tempo è uscito di casa, ed è ospite di una comunità dove si sta riprendendo. Ieri mattina, Luca Antonioli, 34 anni, residente a Noventa in via Dalmazia ma domiciliato a Grancona, è stato condannato al termine del processo con rito abbreviato dal giudice Arban a 11 mesi di reclusione. Scontata la pena, dopo che sarà accertata la sua pericolosità sociale, dovrà scontare un altro anno di libertà vigilata all’interno della comunità, dalla quale non potrà uscire senza il via libera del giudice, dovrà attenersi alle indicazioni terapeutiche e dovrà evitare con cura l’alcol.

Antonioli doveva rispondere di maltrattamenti in famiglia, ai danni della mamma Maria Pia, 58 anni, e della sorella Giada, di 24, che abitavano con lui. Per molti anni la presenza di Luca in casa, ha ricostruito il pubblico ministero De Munari al termine delle indagini, era stata un incubo per le famigliari, perché il giovane era responsabile di «reiterate condotte di aggressione fisica e verbale». In particolare, era solito assumere atteggiamenti aggressivi nei loro confronti: le insultava con epiteti irriferibili, le minacciava di morte, le strattonava facendo leva sulla sua forza fisica; in qualche caso aveva fatto loro del male.

La ragione principale di questo atteggiamento da codice penale era il fatto che Antonioli, che soffriva di alcuni problemi e che era solito consumare alcolici o sostanze, pretendeva che le vittime gli dessero ogni giorno del danaro. E lo chiedeva in maniera ossessiva, per sfogare le sue voglie, senza curarsi delle necessità delle sue parenti. La sua violenza si esplicitava anche chiudendo mamma e sorellastra a chiave dentro casa, fino a quando non gli consegnavano i soldi che voleva e che spendeva in poche ore.

Le vittime, nonostante questo atteggiamento aggressivo, per molti anni non hanno sporto denuncia e non hanno chiesto aiuto, sperando che Luca cambiasse modi e le liberasse da quel giogo che era in realtà era diventato con il passare del tempo sempre più opprimente.

Ma, negli ultimi anni, la situazione era diventata insostenibile per le due donne, che avevano deciso di presentarsi in caserma dei carabinieri. Erano stati i militari del maresciallo Agnello i primi ad avviare accertamenti su quanto avveniva in famiglia; Antonioli lo conoscevano già, e hanno ricostruito, attraverso una serie di accertamenti, il dramma vissuto dalla madre e dalla giovane, per le quali la procura ha parlato di «penose condizioni di vita», perché erano costrette ad un costante «timore per la loro incolumità».

Nei mesi scorsi, erano state ascoltate in tribunale nel corso di un incidente probatorio, alla presenza del giudice e delle parti. Ed avevano confermato quel clima di tensione continua che si era respirato in casa dal 2000 in avanti.

Ieri, in aula, l’imputato, difeso dall’avv. Paolo Sanna, si è difeso, cercando di ridimensionare le contestazioni. Il giudice lo ha condannato ad una pena mite considerato il lungo arco temporale interessato dalle contestazioni. Adesso avrà modo di tranquillizzarsi e di continuare il recupero, ma anche di proporre Appello. D.N.

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