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14.02.2018

Spariti i profughi dall’ex albergo «Ora basta arrivi»

Da una settimana l’ex albergo Miravalle non ospita più migranti
Da una settimana l’ex albergo Miravalle non ospita più migranti

Via i profughi dal centro del paese, ma soprattutto dall’albergo “Miravalle” di Montegalda dove dal 2010 erano spariti anche i clienti tradizionali, dopo che gli ospiti immigrati, seguiti dalle cooperative, e il cui numero variava dalle 16 alle 24 presenze, erano stati collocati nella struttura. Da una settimana lo storico albergo che si specchia con il palazzo comunale, si mostra vuoto e chiuso. Via tutti i migranti, compresi gli operatori della cooperativa “L’Ombra”, e l’ultimo titolare che ha in locazione lo stabile. Quella che per sette anni è stata la struttura del sospetto e in qualche caso anche dello scontro sociale per via di un episodio di molestie nei confronti di una minorenne per il quale era stato accusato un ospite della struttura, oggi è un luogo desolato e silente. Non sono del tutto chiari i motivi che hanno indotto la Prefettura di Vicenza a smantellare il centro, mentre in paese i più tirano un sospiro di sollievo, incluso il primo cittadino di Montegalda, Andrea Nardin. «È stata recepita una nostra difficoltà - sintetizza il sindaco - tant’è che è stato fatto un paziente lavoro per arrivare a questo risultato». Il momento topico della protesta popolare fu raggiunto nel 2015, quando l’albergo fu oggetto di una sonora manifestazione di piazza ripresa anche dalle reti televisive nazionali, con cui si chiedeva l’allontanamento dei migranti presenti: «Che invece di diminuire - ricorda il sindaco - arrivarono al numero massimo di ventiquattro unità, come negli ultimi mesi». Un numero ritenuto troppo alto per il paese stesso: «Stando alla direttiva ministeriale di tre ogni mille abitanti, un paese come il nostro di 2800 anime, spetterebbe al massimo otto individui, e non il triplo». A Montegalda non era difficile imbattersi in gruppi di migranti aggirarsi per le vie del centro: «Fruivano di tutte le nostre strutture e spazi pubblici - aggiunge il primo cittadino - senza alcun tipo d’integrazione. Al punto che scrivemmo al prefetto di non essere più in grado di sostenere questo carico umano». Sul dove e perché i richiedenti asilo siano stati spostati, Nardin risponde: «L’importante è aver ottenuto questo risultato. Dove siano, non lo so. Mentre sarà cura dei nostri uffici comunali accertare lo stato in cui versa la struttura ricettiva, monitorando ogni volontà futura e magari proponendo soluzioni diverse da quelle attuate finora. Le idee non mancano e sono ottime per i cittadini. Ma basta migranti». «Non c’è alcuna forma di razzismo - conclude il sindaco -, ma l’impressione è che l’intera situazione fosse al collasso per vari motivi, e questo i cittadini lo percepivano e me lo dicevano. Oggi in molti ci ringraziano». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Gregolin
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