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09.07.2018

Onori ai caduti nel centenario della Battaglia del solstizio

La delegazione che ha partecipato alle cerimonie. GREGOLIN
La delegazione che ha partecipato alle cerimonie. GREGOLIN

Il Centenario dalla “Battaglia del Solstizio” che nel 1918 in riva al Piave e alle propaggini del Montello sancì la svolta per l’esercito italiano, è stato vissuto domenica dalle comunità di Montegalda e Montegaldella congiuntamente con i comuni di Nervesa della Battaglia e di San Biagio di Callalta, nei luoghi stessi della storia. Una delegazioni di cento tra alpini, membri della Consulta anziani e cittadini dei comuni vicentini, ha raggiunto i sacrari militari di Nervesa e Fagarè, per una serie di cerimonie commemorative iniziate al mattino e proseguite fino a sera. Tra le migliaia di caduti, due i nomi che hanno avuto speciali onori: quello di Giuseppe Basso, nato a Montegaldella nel 1896 e morto in combattimento sul Piave. E quello di Lorenzo Guzzo, che nato Montegalda del 1899, fu un “ragazzo del ’99” perché morto in combattimento a soli 19 anni. Di questo giovane soldato si conosce il luogo e giorno della caduta: 16 settembre del ’18 a Zenson di Piave, poco distante dal luogo dove oggi sorge il Sacrario dentro cui riposa il suo corpo. Qui il vicesindaco di Montegaldella, Simone Stocchero con il primo cittadino di Montegalda, Andrea Nardin, ha consegnato l’onorificenza comunale a Romina Basso e Rosa Luigi, eredi dei due caduti che nella commozione generale hanno ricordato il sacrificio dei loro famigliari e della comunità che li ha donati. Dall’avvio delle celebrazione per il Centenario, gli alpini di Montegalda e Montegaldella sono tornati sui luoghi della storia: da Caporetto a Vittorio Veneto, Oslavia, fino a chiudere il cerchio in terra trevigiana. Qui all’ombra del vessillo delle sezioni A.N.A. di Vicenza-Monte Pasubio e di Treviso, con i gagliardetti dei gruppi alpini presenti, delle insegne dei Combattenti e Reduci, dei gonfaloni comunali, i sindaci hanno deposto una corona d’alloro, con le note dell’Inno di Mameli e quello del “Piave”, intonati dal coro A.N.A. “Amici Miei” di Montegalda, seguito toccante squillo di tromba che ha intonato il Silenzio. Il momento più alto carico di suggestione, si è vissuto al tramonto, quando in riva al fiume a Ponte di Piave, è stata affidata alle acque del Piave come nella più nobile tradizione militare una corona di fiori tricolori, in onore del sacrificio di chi ha visto finire qui la propria esistenza nel nome di una Patria che chiedeva il massimo sacrificio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Gregolin
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