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15.05.2018

La grandine spazza via viti e bancarelle

La devastazione del giorno dopo nei campi coltivati, dove si può solo riseminare. FOTOSERVIZIO GREGOLINUn altro terreno fortemente provato dal maltempoVigneti spogliati dai tralci
La devastazione del giorno dopo nei campi coltivati, dove si può solo riseminare. FOTOSERVIZIO GREGOLINUn altro terreno fortemente provato dal maltempoVigneti spogliati dai tralci

Si contano i danni il giorno dopo la tempesta di domenica quando dall’alba e fino a notte inoltrata, temporali con bombe d’acqua e grandine si sono riversati fra Montegalda, Grisignano, Barbano e Camisano. Un cielo coperto carico di pioggia che ha sferzato le campagne nel raggio di una decina di chilometri, dalle prime ore del mattino quando, verso le 9, il mercato di Camisano è stato scompaginato da vento e pioggia. Un fuggi fuggi senza danni alle persone lungo le vie del paese, con ombrelloni, banchi e commercianti costretti a salvare il salvabile. Un’ora di maltempo che ha invece arrecato danni alle strutture degli ambulanti con ombrelloni accartocciati e scaraventati lungo le strade. Neppure il tempo di vedere defluire la tanta acqua da fossati e canali, che verso le 15 un nuovo fortunale giunto da ovest e per questo temuto dagli agricoltori, si è abbattuto senza pietà sulle coltivazioni tra Grisignano, Barbano e Montegalda. Un triangolo di territorio non nuovo a questi fenomeni, che si sono moltiplicati negli ultimi anni. Nel 2010 si era già vista la scena dei campi sconvolti dalla grandine. Stavolta però la situazione è tata peggiore, con 37 millimetri d’acqua scesa in mezz’ora, e grandine grossa come noci. «Ricordo ciò che è accaduto negli anni scorsi - spiega Vittorino Prendin, agricoltore di Montegalda -, ma quanto visto domenica lo ricorderemo per l’avvenire». Il giorno dopo, la florida campagna nell’entroterra tra i due comuni mostrava le sue ferite, con campi coltivati a mais, frumento, barbabietola e soia spazzolati fino a renderli tabula rasa, con vigneti spogliati dai tralci con perdite produttive che, stando alle prime stime, potrebbero variare tra il 30 e 50% del raccolto. «È prematuro stabilire l’entità dei danni – afferma Gioacchino Pretto, allevatore e coltivatore di Montegalda -, le piante marchiate dalla grandine devono ancora mostrare la vera sofferenza. Dove tutto è stato spogliato, penso ad alcune aree di via Marcoline, Vò di Vanzo, Cà Bianca o a ridosso di Barbano, l’entità del danno potrà essere rilevata anche a vista nei prossimi giorni». In alcuni casi non resterà che riseminare. Per i sindaci di Montegalda e Grisignano, ora è il tempo delle verifiche dei danni per capire se si potranno avviare le procedure per chiedere alla Regione lo stato di calamità naturale. «Chi ha subito seri danni, a coltivazioni estese - invita il sindaco di Grisignano, Lotto contatti il nostro assessore all’agricoltura che ha ricevuto l’incarico di creare una banca dati, utili per capire se ci saranno in futuro possibilità di rimborsi». «L’eccezionalità del fenomeno che ha colpito l’area e la difficoltà di reperire documentazione – aggiunge -, è aggravata dal fatto che si è trattato di un fenomeno a macchia di leopardo che ha coinvolto una fascia di territorio spalmata su diversi comuni». L’ultima bomba d’acqua è stata registrata domenica sera, con campi nuovamente sommersi e fossati traboccanti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Gregolin
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