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14.06.2018

La fusione frena, ora si pensa al 2020

L’assemblea pubblica dove è stato annunciato il progetto di fusione con i relativi tempi.GREGOLIN
L’assemblea pubblica dove è stato annunciato il progetto di fusione con i relativi tempi.GREGOLIN

«Fusione sì, ma a passo lento», hanno detto sorprendendo l’assemblea in maniera univoca i sindaci e consiglieri martedì sera durante l’incontro pubblico tenutosi a Montegalda martedì e ieri sera a Grisignano, nel presentare l’iter che sta portando i due comuni alla richiesta regionale di fusione e poi al referendum popolare come previsto dalla Legge. Dall’inizio con sprint, si è giunti oggi a una fase di riflessione che ha portato i rispettivi primi cittadini ad annunciare uno slittamento di qualche anno, forse al 2020, la ventilata fusione comunale. «È giusto che una scelta così importante –ha esordito il sindaco Andrea Nardin durante la lunga seduta pubblica presso la Sala Consigliare di Montegalda, alla presenza dell’omologo sindaco di Grisignano con rispettiva Giunta-, sia condiviso dal maggior numero di cittadini di entrambi i comuni. Ragion per cui non siamo di quelli che affrettano le tappe, forzando i sentimenti, per arrivare all’obiettivo che tutti noi auspichiamo». I motivi edotti, sono gli stessi perorati da tutti quei comuni che alla fusione sono già arrivati. Non a caso a Montegalda come testimone era presente il sindaco della Valliona e a Grisignano quello di Duecarrare, con già una esperienza di fusione in atto. Testimoni di quei “vantaggi” che il sindaco Nardin e Lotto hanno presentato ai rispettivi cittadini: 9 milioni di Euro di contributi statali in 10 anni, potenziamento dei servizi, nessuna delocalizzazione scolastica, implemento dei servizi sanitari e altre voci chiave per la gestione comunale. «Così come siamo oggi, cioè piccoli e divisi –hanno sottolineato i sindaci, facendo una precisa sottolineatura al preoccupante calo demografico-, non possiamo più continuare. Serve fonderci per aumentare la voce forte di fronte all’apparato regionale e statale che sta smantellando servizi e comunità». A questo grido, la sala ha ascoltato con interesse, sebbene l’affluenza popolare in sala non sia stata eccezionale: un’ottantina di persone, metà di Grisignano e alcuni di Montegaldella. Un nome quello della vicina Montegaldella che è aleggiato durante tutta la serata più da spettro che non come assicurazione: «Abbiamo atteso per mesi un segnale positivo dal nostro comune gemello –ha precisato Nardin-, ma nessun segnale ci è giunto. A questo punto abbiamo deciso di proseguire con Grisignano». In realtà, sembra proprio che l’avvicinarsi del rinnovo amministrativo dell’anno prossimo che coinvolgerà Montegaldella e Grisignano, sia il motivo per cui “la marcia di fusione” ha subito un rallentamento così evidente. La speranza, non troppo nascosta, resta quella di accogliere nei prossimi anni anche Montegaldella: «Allora sarebbe solo per inclusione e non più come fusione” ha ribadito il segretario comunale di Montegalda e Grisignano attenendosi alla normativa di legge. Lo scoglio quindi non sembra tanto quello di convincere la cittadinanza, ancora un po’ confusa e refrattaria al progetto, quanto quello di coinvolgere altri comuni, nella fattispecie la cenerentola Montegaldella che continua a defilarsi. I giochi restano aperti, con idee, qualche preoccupazione e molte speranze a far da capolino tra gli amministratori. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Gregolin
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