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21.02.2019

Svolta su Unicoge Vendita sospesa e stop al palasport

Il progetto della cittadella sportiva destinato a ridimensionarsi
Il progetto della cittadella sportiva destinato a ridimensionarsi

Un colpo di scena nella partita della cessione di Unicoge, la società del gas, consegna al limbo il progetto per la realizzazione del palazzetto dello sport, investimento annunciato dal sindaco Restello come completamento del progetto globale di riqualificazione degli impianti sportivi. Lo stop al progetto è la diretta conseguenza della decisione della giunta comunale, tradotta in delibera, di sospendere la messa in vendita delle quote di partecipazione Unicoge, operazione dalla quale si contava di realizzare un cospicuo ricavo da destinare alla costruzione del palazzetto. La decisione, spiega il Comune, è stata presa a seguito della «manovra messa in atto dai Comuni di San Bonifacio e Cologna Veneta (controllori di Unicoge assieme a Lonigo, Soave, Zimella e Colognola ai Colli) per ostacolare la cessione delle quote messe sul mercato da Lonigo e Zimella costituendo una nuova società, attraverso la quale esercitare il diritto di prelazione. L’azione è stata appoggiata dalla società Agsm e dal Comune di Verona». Nella delibera di giunta si legge che gli esperti incaricati di valutare l’operazione alla luce di queste novità hanno comunicato che «la costituzione di una nuova newco e l’esercizio di prelazione sulle quote messe in vendita, potrebbe costituire un freno di partecipazione ad altri competitor, che potrebbero giudicare inutile partecipare alla gara, viste le scarse possibilità di aggiudicarsela». Ne consegue una drastica riduzione della possibilità di introitare guadagni nella misura inizialmente prospettata e, di conseguenza, la decisione di «sospendere temporaneamente l’avvio di procedura di dismissione delle quote». La giunta leonicena si riserva comunque di «attivare tutte le procedure necessarie alla salvaguardia degli interessi del Comune mediante una completa informazione e denuncia alle autorità competenti perché accertino l’eventuale esistenza di reati di turbata libertà di incanti, nonché alla procura presso la Corte dei conti per l’accertamento di eventuali responsabilità amministrativo-contabili». In un comunicato emesso da villa Mugna, Restello conferma che «le attività di costituzione di una nuova società compiute dai Comuni soci di San Bonifacio e Cologna Veneta, in accordo con il Comune di Verona, cambiano le carte in tavola. Peraltro, il nuovo temine del 31 dicembre 2021 fissato per il decreto Madia non ci obbliga di vendere immediatamente le quote». Su quest’ultimo punto, il consigliere di minoranza Luigi Tassoni non è d’accordo: «Quella dell’obbligo di legge - afferma - è una scusa accampata a suo tempo dal sindaco per vendere in fretta, nonostante il decreto Madia non imponesse la liquidazione delle partecipate che, come Unicoge, svolgono una concreta azione a favore della collettività. Tutta l’operazione è stata condotta in modo superficiale, senza valutare in modo corretto le possibili reazioni dei soci che non avevano intenzione di disfarsi delle loro quote. Che Lonigo resti in Unicoge è una bella notizia. Che il palazzetto venga sacrificato è una diretta conseguenza della scarsa professionalità manifestata in quest’occasione dal nostro Comune». Aggiunge il collega Luca Lazzari: «Dal punto di vista tecnico, sia la messa in liquidazione da parte di Lonigo e che la costituzione di una società terza da parte dei comuni contrari sono in contrasto con quanto stabilito dallo statuto di Unicoge. La partita - conclude il consigliere - si chiude senza vincitori e con un solo sconfitto: il Comune di Lonigo che non avrà un nuovo palazzetto». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Zonin
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