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19.08.2018

«Matteo ha frenato per il finto velox»

L’incidente costato la vita a Matteo Contadin di Este, tamponato da un leoniceno di 28 anniIl bidone scambiato per autovelox lungo la strada delle Dolomiti
L’incidente costato la vita a Matteo Contadin di Este, tamponato da un leoniceno di 28 anniIl bidone scambiato per autovelox lungo la strada delle Dolomiti

«Matteo ha visto quel finto autovelox e ha frenato d’istinto, non aveva altre ragioni per rallentare. Tra l’altro non stavamo correndo. Cosa si prova ora oltre al dolore? Rabbia, sicuramente, per un comportamento non corretto». Fabrice Buccieri, 37 anni, di Dueville, ricorda ogni attimo di quel tragico giro in moto ad Auronzo di Cadore. C’era anche lui infatti venerdì alle 9 lungo la regionale delle Dolomiti, teatro dell’incidente costato la vita a Matteo Contadin, 43 anni, di Este. Il motociclista, in sella a una Bmw Gs 1200, ha frenato all’improvviso ed è stato tamponato da un compagno di viaggio, L.Z., 28 anni, di Lonigo, in sella a una Ducati Multistrada. Sbalzato dalla moto, secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, sarebbe finito contro una casa. Trauma risultato fatale. «Eravamo in un rettilineo e non stavamo correndo - ribadisce Buccieri - . Io ero il secondo, Matteo il terzo e la Ducati chiudeva la fila. In testa al gruppo c’era un altro ragazzo del Veneziano. Ci conoscevamo da un po’ e ci eravamo organizzati per questo giro in montagna. All’improvviso ho sentito un botto e dallo specchietto ho visto le moto volare. Mi sono subito girato e con gli altri sono corso da Matteo. In quel momento è passata anche un’auto, che proveniva in direzione opposta. Il ragazzo di Lonigo non si è fatto molto male, ma era sotto choc». La morte del 43enne ha scosso la comunità padovana dove Contadin, dipendente della Komatsu, viveva con la compagna e la figlia di un anno. Un dolore reso ancora più pesante dal giallo che circonda l’incidente. Sin da subito è circolata la voce che Contadin possa essere stato indotto a frenare da un barile collocato a bordo strada, ma colorato di arancione e blu e agghindato in modo da essere confondibile con un autovelox. Il bidone sarebbe stato posizionato dal gestore del vicino agriturismo Tre Cime, che avrebbe poi spiegato di averlo messo per utilizzarlo come punto di riferimento per le ambulanze quando doveva fornire indicazioni per l’abitazione di una familiare bisognosa di frequenti cure. Una versione che verrà ora verificata, dal momento che sulla vicenda sta indagando anche la magistratura e il barile è stato posto sotto sequestro. Sull’intero incidente è aperto comunque un fascicolo per omicidio stradale, viste le tragiche conseguenze del tamponamento, atto che permetterà di accertare eventuali responsabilità di tutte le parti coinvolte. Buccieri quel barile lo ricorda bene e ne conferma la somiglianza con i veri autovelox. «Il barile era del tutto uguale agli autovelox che si trovano in giro - dice - aveva anche una lucetta lampeggiante bianca in funzione sopra, catarifrangenti e degli specchietti per simulare i buchi per le telecamere. Non ho mai visto una cosa del genere in tutte le strade percorse». «Dopo l’incidente - aggiunge - qualcuno ha cercato anche di nasconderlo. Quando sono arrivati i vigili del fuoco c’era, poi è sparito. Alla fine la polizia stradale lo ha recuperato». Restano gli interrogativi e il dolore per la morte di un uomo, l’ennesima sulle strade. Numerosi i messaggi di affetti per Matteo, soprannominato “Teoconte”. «Era un bravissimo padre», sottolinea anche Buccieri. (Ha collaborato Lino Zonin). • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessia Zorzan
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