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09.09.2018

Biglietto nell'auto
e le 17 telefonate
dopo l'omicidio

Il killer, mentre spara, ripreso da una telecamera privata e la pistola usata
Il killer, mentre spara, ripreso da una telecamera privata e la pistola usata

LONIGO. «Ho ucciso tua figlia perché la legge comunque le è sempre favorevole, aiuta sempre le donne. Tanja avrebbe dovuto ritirare le denunce». Poco dopo avere ammazzato sua moglie, Zoran Lukijanovic, camionista serbo di 41 anni, ha chiamato la suocera per dirle queste drammatiche parole. Non è però l’unica telefonata fatta dall’assassino in fuga. Sarebbero state 17. La prima a sua madre Dusa, per annunciarle che aveva messo fine alla vita di Tanja Dugalic, sua connazionale di 33 anni, e si sarebbe ucciso. La donna, sconvolta, aveva subito contattato la consuocera a Orgiano, dove poco prima Zoran aveva suonato insistentemente il campanello sperando di poter prendere con sé la figlioletta di 6 anni, come aveva urlato dalla strada. Ma la nonna, che era con lei, non gli aveva aperto la porta. E poi erano scattate le chiamate, molte a vuoto.

 

Con la pistola appoggiata sul sedile del passeggero della sua Volkswagen Passat, una Crvena Zastava semiautomatica che si era portato dalla Serbia, il killer ha contattato pure un amico: «Ho fatto un macello, sto andando verso il Brennero». Forse un depistaggio. Poi, a ripetizione, ha chiamato la suocera. 

 

Il motivo del tragico gesto, invece, il 41enne potrebbe averlo lasciato scritto in un biglietto lasciato all’interno dell’auto in cui si è tolto la vita nella stazione di servizio di Arino, lungo l’autostrada A4, nel Veneziano. Il testo è ora al vaglio degli inquirenti.
 

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