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10.02.2019

Lonigo e il cinema Amore da 120 anni

Siamo cl cinema Verdi, nel 1972, per la festa di carnevale. Allora si usavano le sale cinematografiche anche per questi eventi, anche se il massimo era sempre rappresentato dalle proiezioni dei film. FOTO RECUPERATE DA LINO ZONINUna foto storica del cinema “Azzurro”, che fu inaugurato nel 1921 in piazzetta XX settembreL’interno del cinema Azzurro, costituito da un’elegante sala liberty che ebbe molta popolaritàQui siamo nel 1937. Nella foto c’è il pubblico pronto per entrare in sala ad assistere alla proiezione
Siamo cl cinema Verdi, nel 1972, per la festa di carnevale. Allora si usavano le sale cinematografiche anche per questi eventi, anche se il massimo era sempre rappresentato dalle proiezioni dei film. FOTO RECUPERATE DA LINO ZONINUna foto storica del cinema “Azzurro”, che fu inaugurato nel 1921 in piazzetta XX settembreL’interno del cinema Azzurro, costituito da un’elegante sala liberty che ebbe molta popolaritàQui siamo nel 1937. Nella foto c’è il pubblico pronto per entrare in sala ad assistere alla proiezione

Il 28 dicembre 1895, con la proiezione del film “La Sortie de l’usine Limière a Lyon” (“L’uscita dalle officine Lumière”), inizia la storia del cinema. Gli abitanti di Lonigo dovettero aspettare poco più di tre anni per poter ammirare anche loro la magia delle immagini in movimento. Nel febbraio del 1899 al teatro Comunale venne infatti presentato un cortometraggio prodotto proprio dai padri del cinema, i fratelli Auguste e Louis Lumière. Secondo le informazioni raccolte dallo storico leoniceno Emilio Garon, il successo fu immediato: tre serate di spettacolo per un incasso complessivo di ben 400 lire. Costruito qualche anno prima, nel 1892, il Comunale era destinato al ruolo di tempio dell’opera lirica e i melomani mal sopportavano l’intrusione di quella moderna diavoleria. I cinefili leoniceni dei primi del Novecento decisero quindi di procurarsi un locale più adatto. Fu Gustavo Adolfo Carlotto, eclettica figura di imprenditore e poeta, a promuovere la costruzione del Cinema Azzurro, un’elegante sala in stile liberty che venne inaugurata nel 1921 in piazzetta XX Settembre. L’inarrestabile popolarità raggiunta in brevissimo tempo dal cinematografo, e i vantaggi economici connessi al grande afflusso di spettatori, convinsero i gestori del Comunale a fare un passo indietro recuperando dal magazzino il grande schermo, nel quale, a partire dal 1924, vennero proiettati i film in voga e i cinegiornali propagandistici del regime fascista. Intanto nascevano altre sale: il Cinema Nuovo, poi ribattezzato Astra, in via Cesare Battisti, e il cinema parrocchiale annesso al patronato di via San Francesco. Fu in quel capannone riempito di sedie di legno e munito di uno sferragliante proiettore che i ragazzini del dopoguerra ebbero il battesimo del cinema. Si entrava a frotte e si lottava per aggiudicarsi i primi posti ed essere così più vicini alla buca dell’orchestra che si apriva davanti al palco. Nell’intervallo, che a quei tempi non durava mai meno di un quarto d’ora, e nel corso delle numerose interruzioni che costellavano la proiezione quando la pellicola, traballando, gemendo e sfrigolando si spezzava, gli occupanti delle prime file, seguiti subito dagli altri, si gettavano nella buca e drammatizzavano gli eventi a cui avevano assistito poco prima sullo schermo. I film che la parrocchia passava erano per lo più western o meglio, come venivano chiamati dai giovani spettatori, di “banditi e indiani”: grandi inseguimenti a cavallo, epiche sparatorie, qualche rara scena d’amore che culminava con un castissimo bacio che la platea non mancava di sottolineare con grandi sghignazzate, mentre il più furbo gridava: “Voce!”. Quando il vecchio patronato chiuse i battenti e i preti costruirono in viale della Vittoria un nuovo centro giovanile dotato di una sala cinematografica perfettamente attrezzata - il cinema Verdi - i ragazzini nati negli anni Cinquanta erano ormai cresciuti a andavano in cerca di emozioni più forti. Cominciarono così a frequentare il Comunale e l’Astra, fingendo di non vedere il tabellone dei giudizi morali dei film in programmazione, compilato dai preti nel vano tentativo di arginare l’esodo. La fruizione del mezzo cinematografico era complicata dall’uso di una tecnologia di tipo alquanto primitivo. Numerose erano le interruzioni per il cambio dei carboni che davano luce al proiettore o per la rottura della pellicola, arrivata nelle sale di periferia dopo aver girato per migliaia di altre volte nei rulli dei cinema di città. Anche la mano d’opera impiegata in cabina lasciava a desiderare e ogni tanto capitava che l’addetto alla proiezione invertisse l’ordine delle bobine, iniziando con il secondo tempo. Gli spettatori, costretti a entrare così bruscamente nel bel mezzo della trama, ci mettevano un po’ a capire quello che stava succedendo ma poi si rassegnavano: alla fine, tutto sarebbe tornato ugualmente a posto. Tutte queste avventure accadevano d’inverno; quando l’afa calava in città, si traslocava nell’arena all’aperto del Comunale. Arredata con graziose seggiole dipinte di verde chiaro e ingentilita da un lungo pergolato di vite selvatica, quella location estiva era un vero paradiso per il cinefilo accaldato. La tradizione cinematografica cittadina continua anche ai giorni nostri, con qualche inevitabile cambiamento. Il cinema Azzurro è stato riconvertito in condominio e il Comunale è tornato a essere, dopo un lungo restauro, patrimonio esclusivo della programmazione teatrale. I vecchi gestori hanno aperto poco lontano, in via Trieste, una nuova sala, il cinema Eliseo, tutt’ora funzionante. Il cinema Verdi è chiuso da anni e il parroco spera di trovare i soldi per sistemarlo. Resta l’Astra, oggi chiamato Cineciak, a conservare il ricordo storico di un secolo e mezzo di passione cinematografica a Lonigo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Zonin
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