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21.10.2017

Insetti e batteri tropicali, colture sotto attacco

La professoressa Annalisa Spolaor, docente del Trentin. MASSIGNANFoglie di mais attaccate dalla  diabrotica, che arriva dall’America
La professoressa Annalisa Spolaor, docente del Trentin. MASSIGNANFoglie di mais attaccate dalla diabrotica, che arriva dall’America

Alcuni studiosi annunciano scenari apocalittici, dove piante e verdure avranno forme e dimensioni inquietanti e saranno preda di insetti mostruosi. Altri addetti ai lavori si lanciano invece in previsioni meno pessimistiche e accusano i media di alimentare infondate preoccupazioni.

Nel mezzo ci sono i dati di fatto: aumento delle temperature medie, fenomeni meteorologici devastanti e apparizione di insetti prima sconosciuti dalle nostre parti. L’ultimo allarme riguarda i batteri e i virus provenienti dalle zone tropicali, capaci non solo di danneggiare le coltivazioni ma anche di intossicare l’organismo umano.

«Il cambiamento climatico è una realtà sotto i nostri occhi», afferma la professoressa Annalisa Spolaor, docente all’istituto di agraria Trentin di Lonigo. «Questo comporta inevitabilmente delle conseguenze. Microorganismi che un tempo difficilmente potevano svilupparsi qui da noi, ora possono trovare condizioni climatiche idonee».

Quali sono i rischi per l’uomo?

«Per quel che riguarda il consumo di frutta e verdura fresche non mi preoccuperei più di tanto. Discorso diverso invece, va fatto per i prodotti trasformati. In genere se un fungo attacca una pianta è visibile la muffa, mentre i batteri di solito producono marcescenza. Quindi, a meno che non si vada a mangiare un frutto marcio, non ci sono particolari rischi. Tuttavia, il rischio può esserci in un succo di frutta che sia stato fatto con materia non perfettamente sana. Il che può accadere».

Resta il fatto che se non ci sono grandi rischi per l’uomo ci sono per le colture.

«Beh, certamente. In questi ultimi anni l’agricoltura ha pagato costi molto alti per aumentare i trattamenti».

Che sono costi anche per l’ambiente.

«Sì, perchè con l’aumento dei trattamenti inevitabilmente si inquina di più. E non è questo l’unico effetto negativo».

Ci sarà un conto salato anche in termini economici.

«Assolutamente sì. Gli antiparassitari costano tantissimo, soprattutto quelli sistemici, che hanno principi attivi in grado di essere assorbiti dalle radici o dalle foglie per essere poi trasferiti alle piante. Fare trattamenti di questo tipo richiede sforzi economici non indifferenti».

«Ma ci saranno anche rimedi naturali.

«Certo, ad esempio le siepi perimetrali. Una volta erano presenti, ma poi sono state gradatamente tolte, spesso per fare spazio ai grandi trattori che dovevano entrare nei campi».

Che ruolo hanno, scusi, le siepi nella lotta ai parassiti?

«Un ruolo importante, perché nelle siepi possono vivere gli insetti “buoni” che distruggono quelli cattivi. Questo è un modo naturale per difendere le colture».

In questo periodo, anche nell’area berica, stiamo assistendo ad un’invasione di cimici asiatiche.

«Pure questa è una conseguenza dei cambiamenti in atto. Ci troviamo a fare i conti con insetti che vivono in altre aree. Mi viene in mente anche la diabrotica del mais, che non è certo originaria delle nostre zone».

E come è arrivata qui?

«Gli spostamenti di grandi masse di persone da un continente all’altro favoriscono queste migrazioni. Sa come hanno scoperto qui la diabrotica?».

Non ne avrei idea?

«Monitorando gli arrivi all’aeroporto di Venezia, che fra l’altro si trova vicino a distese di mais. Si è scoperto che il coleottero si attaccava alle valigie dei viaggiatori. Una volta qui trova le condizioni climatiche ideali, ed ecco che torniamo al discorso iniziale, e prolifera. I danni per il mais sono ingentissimi».

Insomma una quadro poco rassicurante.

«È vero, tuttavia io sono ottimista e credo che se ci sarà uno sforzo reale da parte di tutte le nazioni, America compresa, la situazione migliorerà. Anche il buco dell’ozono, spauracchio per anni, si sta riducendo. Insomma, io continuo ad essere fiduciosa nel futuro».

Dennis Dellai
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