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11.02.2019

I sindaci che non mollano i campanili

L’esterno del palazzo municipale di Villaga sede dell’attività amministrativa del paese.  FOTO ARCHIVIOCavinato (Castegnero), Borotto (Nanto) e Fontana (Longare).  ARCHIVIO
L’esterno del palazzo municipale di Villaga sede dell’attività amministrativa del paese. FOTO ARCHIVIOCavinato (Castegnero), Borotto (Nanto) e Fontana (Longare). ARCHIVIO

Sono i principali oppositori delle fusioni comunali. Roccaforti di quel fronte del “no”, con ritrovato dinamismo dopo la sonora bocciatura giunta da Castegnero, Nanto e Longare. Ai primi cittadini “ribelli” di Villaga, Torri di Quartesolo, Agugliaro e Montegaldella, che non hanno mai nascosto le loro perplessità, abbiamo chiesto il perché del dissenso. AGUGLIARO. Per Roberto Andriollo di Agugliaro: «Le fusioni sono una moda creata negli ultimi anni, con l’intenzione di accalappiare elettori, inducendoli a credere che i mali d’Italia siano i piccoli Comuni. Situazione ribaltata con le ultime elezioni, che hanno inaugurato un nuovo corso istituzionale, offrendo ai Comuni la possibilità di spendere l’avanzo di amministrazione». TORRI DI QUARTESOLO. Da Torri di Quartesolo, il Comune numericamente più corposo del fronte del “no”, Ernesto Ferretto ricorda: «Quattro anni fa abbiamo promosso un incontro con sei comuni contermini, per individuare un percorso che portasse a ottimizzare le risorse, unificando alcuni servizi. Non ha avuto alcun seguito. Non escludo a priori la fusione tra Comuni, ma ritengo necessaria la massima tutela dei “campanili”, espressione della storia e delle tradizioni. Serve invece potenziare le relazioni tra Comuni - conclude Ferretto - per fare insieme gli acquisti, le gare per opere e servizi, la formazione del personale e creare anche un sistema informatico condiviso». MONTEGALDELLA. «Dietro la facciata delle fusioni - replica da Montegaldella, Paolo Dainese - c’è un mero interesse economico. Si parla di contributi generici, che seminano confusione. I cittadini, non capendo, finiscono con l’esprimere un “no”. I Comuni veneti sono virtuosi e da decenni fanno convenzioni e scambiano servizi senza troppi clamori. Quando la Regione ha obbligato a creare convenzioni per le sei funzioni fondamentali, che dovevano rappresentare un maxi esempio di fusione, solo le prime tre hanno raggiunto l’obiettivo. Per ragionerie, uffici tecnici e anagrafe - conclude Dainese - sono iniziati gli slittamenti fino a bloccarne l’iter». VILLAGA. «Allargare significa restringere il presidio territoriale di ogni Comune» incalza Eugenio Gonzato, sindaco di Villaga e capofila dell’Ipa dell’Area Berica che raggruppa 24 Comuni e 94 mila cittadini. «Servono leggi che semplifichino e non dilatino la macchina amministrativa. Da due debolezze, non può nascere una forza. Le fusioni diminuiscono il presidio del territorio. La norma che promette una pioggia di contributi è uno specchietto per allodole. Si allarga la comunità, senza avere strumenti per far fronte ai problemi». «Forte della mia lunga esperienza - dice -, non vedo alcun vantaggio per i cittadini. Ciò che manca nell’Area Berica, è un comune capofila che faccia da traino, sul modello di Bassano del Grappa, Thiene o Valdagno. È necessario pubblicizzare i servizi che esistono, prima di sbandierare fusioni invocate come soluzioni di tutti i mali. Chi vive il dopo fusione vede il rovescio di una medaglia - conclude - che pochi hanno il coraggio di mostrare». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Gregolin
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