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23.10.2017

«Ecco perché ho rifiutato
le scarpe del Pontefice»

Successo per la mostra “Camminamente” allestita ad Assisi
Successo per la mostra “Camminamente” allestita ad Assisi

Avrebbe potuto avere le scarpe di papa Francesco. Invece ha detto di no. Non rientravano nell’idea che sta sotto il progetto “Camminamente”, la mostra che, dopo aver girato il Vicentino, è stata allestita per tre mesi e mezzo ad Assisi, raccogliendo almeno mezzo milione di visitatori. «C’era la possibilità di avere un paio di calzature del Papa, ma ho declinato. Non è stata una decisione facile, tuttavia non era mai stata mia intenzione dare vita a una collezione di scarpe - spiega Antonio Gregolin, l’artista vicentino che ha ideato l’iniziativa - e men che meno una raccolta feticistica. Non mi interessa che le persone si accostino alla mostra solo per vedere se ci sono le scarpe di questo o di quell’altro. Il mio scopo è far riflettere sull’atto del camminare, che ci unisce così profondamente alla terra, e sul tramite di questo collegamento che sono le scarpe. Il camminare di chi lo fa per scelta, per sfida, per fede. E il camminare di chi lo fa per forza, per costrizione».

Ci sono quindi le calzature dei grandi camminatori, dei pellegrini sui luoghi sacri alla cristianità, e le povere scarpe degli alpini caduti al fronte e ritrovate dopo decenni nei ghiacciai. Quelle degli esuli giuliano-dalmati, degli abitanti di Sarajevo assediata, quelle abbandonate dai profughi a Lampedusa. «Credo che il messaggio sia stato colto» continua Gregolin, tracciando un bilancio della mostra che avrebbe dovuto chiudersi il 17 settembre, dopo essere stata aperta in giugno, e che invece è stata prorogata fino al 4 ottobre - memoria di San Francesco - su richiesta degli stessi frati del Sacro Convento.

«Ho raccolto otto libri di firme, tantissimi hanno lasciato una frase, spesso in lingua straniera. Sto pensando di farne una selezione e di pubblicare in un libretto le più significative».

Come quella di una siciliana che proprio il 4 ottobre, in visita al complesso basilicale di Assisi dopo un pellegrinaggio di mille chilometri, aveva visto la mostra - collocata nel chiostro di Sisto V che collega la Basilica inferiore a quella superiore - ma non era riuscita a lasciare la dedica. «Il giorno dopo, alle 5 e mezza di mattina, era davanti ai cancelli perché voleva a tutti i costi lasciar scritto qualcosa. Non potevamo non accontentarla: ha scritto “I piedi e i denti sono come la tastiera di un pianoforte, mandano impulsi al cervello per far muovere il corpo”».

Gregolin è perfettamente consapevole che il mezzo milione di visitatori era lì per San Francesco, «ma sono rimasto sorpreso dall’attenzione con cui si interessavano, leggevano le storie che stanno dietro a ogni paio di scarpe. Ho avuto elogi da grandi personalità, come il cardinale Gianfranco Ravasi, o lo storico Franco Cardini che mi ha detto, scherzando, “finalmente una mostra che non è stata fatta con i piedi”. Ma sono commosso dalle dediche lasciate dalle persone semplici».

La prossima tappa di “Camminamente” sarà, con tutta probabilità, la basilica di Sant’Antonio a Padova, altro luogo altamente simbolico, visto anche che Antonio da Lisbona conobbe e frequentò Francesco d’Assisi. «Assisi resta un punto di partenza e un punto d’arrivo, per molti motivi. È stata un’esperienza straordinaria, ringrazio i frati del Sacro Convento. Ma ora è tempo di pensare alla prossima fermata».

Gianmaria Pitton
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