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07.11.2018

Cava di San Giorgio, c’è la bocciatura finale

Il colle di San Giorgio sul quale era previsto il progetto di escavazione bocciato dai giudici amministrativiUna manifestazione no-cava
Il colle di San Giorgio sul quale era previsto il progetto di escavazione bocciato dai giudici amministrativiUna manifestazione no-cava

Forse, questa volta, il progetto della cava del colle San Giorgio ad Albettone si può dire sia definitivamente tramontato. Con sentenza del 5 novembre il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Società Escavi Berica (Seb) e della Regione Veneto e ha confermato il verdetto del Tar Veneto del luglio dello scorso anno con il quale, per vizi di procedura, era stata annullata la concessione regionale di escavazione. Italia Nostra, comitato di cittadini e Comune di Barbarano da una parte, ditta Seb, Regione Veneto e comune di Albettone dall’altra si scontrano dal 2012 in un braccio di ferro a suon di carte bollate e sentenze. Motivo del contendere il progetto di cava sul Monte San Giorgio in territorio di Albettone, che prevedeva l’estrazione di 3,8 milioni di metri cubi di materiale in 15 anni, calcare per industria, calce, granulati, costruzioni, marmorino e basalto. Un contenzioso che ha trovato la parola fine con la sentenza del Consiglio di Stato». Con una sentenza molto articolata, - spiega l’avvocato Giovanni Sala di Vicenza, che insieme all’avvocato Dario Meneguzzo di Malo ha curato la difesa di Italia Nostra e del comitato civico - ha riconosciuto valide le motivazioni da noi portate a suo tempo al Tar il quale, pur non entrando nel merito della concessione, aveva annullato l’autorizzazione della Regione del 2015 per vizi procedurali. Infatti, l’ultimo progetto della Seb presentato nel 2014 e ora definitivamente bocciato non teneva conto delle previsioni del Piano regionale cave e non ottemperava alla disposizione di un nuovo passaggio alla Commissione Valutazione Impatto Ambientale (Via)». Si può mettere la parola “fine” a questa pratica? «Il procedimento si dovrebbe chiudere qui - conclude l’avvocato Sala -. Oggi il Piano regionale cave è stato approvato e prevede una escavazione totale di 2 milioni di metri cubi in dieci anni. Difficile poter pensare ad una nuova autorizzazione dalle dimensioni sproporzionate». Grande soddisfazione per la sentenza esprime Andrea Spaliviero, ex presidente di Italia Nostra Medio Basso Vicentino e da sempre in prima fila nella difesa dell’ambiente. «Sono confermate le nostre tesi e tutte le nostre critiche - afferma - che abbiamo portato avanti con convinzione e tenacia. Il nostro è un lavoro fatto per la salute e l’ambiente. Siamo soddisfatti del risultato, in sei anni abbiamo affrontato quattro ricorsi e speso, come Italia Nostra e comitato cittadini, oltre 20 mila euro». Giudizio positivo e pacato dal sindaco di Barbarano Mossano. «Ha prevalso il buonsenso - dice Cristiano Pretto - una sentenza che premia soprattutto i cittadini di via Rampezzana che non si sono mai arresi. Questa cava non aveva senso, sia per le dimensioni che per l’impatto ambientale». «Rispetto la decisione del Consiglio di Stato - comunica Joe Formaggio, sindaco di Albettone, favorevole alla cava - Rimango dell’avviso che quel colle sia il sito ideale per attività di escavazione. Mi auguro - continua - che non si proceda con progetti o ampliamenti di altre cave ad Albettone su altri versanti senza che l’opinione pubblica si mobiliti come ha fatto in questo caso. E spero anche che nessuno pensi di toccare la pista di motocross con proposte di cava». Uno dei referenti del comitato di cittadini sostiene che questa sentenza faccia giurisprudenza, da apripista ad altri contenziosi. Ci sarebbero almeno una ventina di ricorsi su altrettante cave di più modeste dimensioni in Veneto, ma con le stesse problematiche. Potrebbe innescarsi un effetto domino con altre bocciature. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Emilio Garon
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