Le ghedaffine, un'offesa alla donna
Il sindaco di Thiene Busetti le ha definite "500 ebeti oche", ma in realtà è l'ennesima strumentalizzazine delle donne ad uso del potere
Mi ha incuriosito l’articolo scritto dal sindaco Busetti sulla vicenda delle hostess ingaggiate a fare da pubblico alla performance del colonnello Gheddafi. 500 ragazze di un’agenzia, con ricompensa, che si fosse trattato di uomini, sarebbe stata probabilmente più alta. Ho pensato: finalmente una voce femminile a prendere posizione dopo tanti begli articoli che ho letto in questi giorni sulla vicenda, a firma maschile.
Caro sindaco, difficile condividere la sua semplicistica analisi.
500 ebeti oche. Così lei ha fatto la sintesi. Provo un grande disagio di fronte a queste sue tre parole. Quelle 500 ragazze, sono state l’ennesima testimonianza di come le donne oggi siano spesso ridotte a semplice ornamento del potere, un potere maschile e maschilista, soggetto ad interessi particolari, personali, che la nostra società esprime, tollera e rassegnatamente accetta. Credo che una responsabilità molto più grande l’abbiano coloro che hanno permesso al Colonnello Gheddafi un simile show. Chiaro che è propaganda per i suoi sudditi. E francamente di cosa pensino i cittadini libici delle donne europee, a me non importa un gran che. A me importa più che la cultura politica imperante nel nostro paese, cara sindaco Busetti, tolleri che vengano utilizzate sempre le donne solo come contropartita per affari e favori. Mi importa che le donne, nei luoghi dove le politiche vengono decise, non ci siano mai perché hanno qualcosa da dire, ma semplicemente perché sono decorative anche all’interno delle istituzioni, e per questo ne bastano poche, e non si sa mai cosa pensino. Non abbiamo sentito una parola delle nostre ministre, in doveroso ossequio al capo. Folklore è stato definito per sdrammatizzare. Anche il suo 500 ebeti oche, toglie molte responsabilità all’etica che dovrebbe muovere chi rappresenta le istituzioni e i valori sui quali dovrebbe fondarsi la nostra convivenza civile.
Susanna Pinna
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