Mamma e lavoratrice? All'azienda non piace

Mi chiamo Chiara, ho 32 anni e sono la mamma di due bambini uno di 3 anni e uno 11 mesi. Circa 8 anni fa sono stata assunta da una media impresa conciaria con le
10/03/2010

Mi chiamo Chiara, ho 32 anni e sono la mamma di due bambini uno di 3 anni e uno 11 mesi. Circa 8 anni fa sono stata assunta da una media impresa conciaria con le mansioni di impiegata amministrativa. Mi sono laureata in Economia e commercio con lode e quel posto rispondeva al mio profilo professionale. Sin da subito ho capito che all’interno di quell’impresa c’era una grossa dicotomia tra lavoro maschile e femminile: i posti di “comando” erano maschili e per me non ci sarebbe stata nessuna possibilità di carriera. Il lavoro proseguiva tra alti e bassi finchè, 5 anni fa, mi sono sposata e dopo poco sono rimasta incinta del mio primo bambino. Ho lavorato fino all’ultimo giorno e in più, per venire incontro alle esigenze aziendali, mi sono recata saltuariamente al lavoro sia durante l’astensione obbligatorie che facoltativa. Al mio rientro si è posto il problema della conciliazione tra famiglia e lavoro. In tale frangente ho scoperto che tutte le lavoratrici madri di quell’azienda si erano dimesse a seguito di mancata concessione del part-time al ritorno dalla maternità. In quell’occasione per motivi familiari ho accettato di ritornare ad orario pieno e tra mille difficoltà ho continuato a lavorare fino a che ho scoperto di aspettare un altro bambino. Durante la maternità sono sempre resa disponibile per insegnare ai colleghi il mio lavoro e per parlare con i titolari. Come spiegare la mia costernazione quando al mio ritorno mi è stato negato in maniera così dura e categorica la possibilità di ridurre l’orario di lavoro . Mi è stato detto che il contratto prevede un orario aziendale per tutti dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 18 senza deroghe e senza possibilità di fare l’orario continuato. Ho scoperto a mie spese di non avere potere contrattuale. Mi si è prospettata una scelta difficile: lavoro o famiglia?
Come se le due cose fossero incompatibili! Io ho scelto la famiglia a discapito della sicurezza economica! E’ dura adesso ma ricomincerò da capo e mi cercherò un lavoro part-time. La mia amarezza sta nell’aver realizzato che dopo tanti anni per l’azienda ero solo un numero anzi un problema di maternità. Tutti parlano di conciliazione tra lavoro e famiglia però nel concreto non c’è una legge che tuteli le lavoratrici madri i garantendo una percentuale aziendale di contratti part-time. Questa testimonianza è scritta per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema affinché la maternità non sia più considerata un handicap ma una risorsa per le aziende per sviluppare nuovi assetti organizzativi e contrattuali . A mio parere il lavoro è una risorsa che rende le aziende forti dell’esperienza e della professionalità dei propri collaboratori. Quando un’azienda assume una persona dovrebbe tutelarne il percorso formativo-professionale ma anche umano perché è dimostrato che persone più felici hanno un migliore rendimento lavorativo e contribuiscono meglio al benessere della società. 

Chiara Maria Ronzan




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