Ponte di Pedescala: quando la cura è peggiore del male
In questi giorni finalmente è stato riaperto il ponte di Pedescala, dopo un lungo intervento conservativo protrattosi per quasi sette mesi. Purtroppo è risultatoIn questi giorni finalmente è stato riaperto il ponte di Pedescala, dopo un lungo intervento conservativo protrattosi per quasi sette mesi. Purtroppo è risultato subito evidente che le condizioni di transitabilità sono state compromesse, in quanto la carreggiata risulta ridotta di circa un metro. Questo comporta una maggior difficoltà di manovra per i mezzi comuni e non permette più l'accesso a veicoli grandi (quali camion articolati) e soprattutto ai pullman delle FTV, pregiudicando gravemente questo indispensabile servizio pubblico. Considerate queste premesse è d'obbligo chiedersi - dopo tanto penare stoicamente sopportato dai 1.5000 abitanti della vallata - come si possa essere giunti a tali risultati, che di fatto riportano il Comune di Valdastico indietro nel tempo di 50 anni o più. In queste condizioni, infatti, il servizio fornito dalle FTV risulta parziale - indipendentemente dalla loro volontà, beninteso! - in quanto, transitando direttamente per la SS 350, vengono escluse la maggior parte delle frazioni del Comune - e per primo lo stesso San Pietro - causando notevoli disagi per i residenti. Porto alcuni semplici esempi: uno studente che - ritornando da scuola dopo le lezioni pomeridiane - rientra verso sera, è costretto a farsi a piedi 2/3 chilometri per raggiungere casa poiché con questa dislocazione le fermate FTV sono limitate; o ancora, un anziano, o un malato, che per le proprie necessità deve servirsi degli autobus, si trova ad affrontare le analoghe difficoltà versando ovviamente in una condizione più precaria. Si deve ricorre all'appoggio di genitori, amici o parenti ma questa è una disponibilità limitata, e la buona volontà non può supplire alle carenze del servizio pubblico che spetta di diritto ad ogni cittadino (e che prima di questa operazione funzionava perfettamente!).
Le fonti ufficiali hanno affermato che l'intervento - volto a garantire la solidità ormai compromessa della struttura - è stato vincolato in quanto il ponte, quale manufatto costruito più di 60 anni fa, ricade sotto la tutela della Sovrintendenza dei Beni Ambientali. Sorge spontanea la domanda se questa sola condizione sia sufficiente ad imporne la conservazione, vista la dubbia natura artistica o culturale dello stesso; soprattutto in virtù del fatto che si tratta di un soggetto la cui sostanziale finalità è logistica e strutturale. Un'opera che risulta semplicemente vecchia ed obsoleta, concepita in un tempo in cui le condizioni di sviluppo e le infrastrutture della vallata erano assolutamente embrionali (auto poche o nulle e come veicoli i semplici carretti), mentre allo stato attuale anche queste zone devono sopportare l'aumento esponenziale del traffico.
La considerazione finale è semplice: non si può pretendere di risolvere un problema creandone uno più grande e comunque si devono porre in primo piano le necessità e i diritti del cittadino, subordinando tutto il resto: ogni miglioria risulta tale solo se aggiunge valore ad una cosa, non se toglie l'esistente. Ritengo fazioso mascherarsi dietro pareri tecnici fuorvianti, o invocare regolamenti che andrebbero invece adattati con lungimiranza ad ogni caso specifico. L'iter amministrativo di questa vicenda dimostra che non sempre si è agito nel modo più adeguato: in fase preventiva le questioni prettamente tecniche andavano valutate e bilanciate con le reali necessità della comunità locale, in concertazione con le richieste fin da subito perorate dal Comune di Valdastico e dalla dirigenza delle FTV. Bisognava cioè valutare se l'intervento restaurativo (dell'importo non irrilevante di circa 300.000 euro) fosse realmente preferibile ad un progetto nuovo e in sintonia con le effettive esigenze attuali. Ritengo con queste considerazioni di esprimere il sentimento comune della gente della vallata, e dalle pagine di questo giornale vorrei inoltrare la questione al Presidente di Vi.Abilità, visto che con una certa sufficienza ha accantonato le pur lecite rimostranze espresse dal Sindaco di Valdastico nella lettera del 16 dicembre scorso.
Altresì la sottopongo all'attenzione del Presidente della Provincia, quale garante di quella politica che dovrebbe per sua stessa natura vedere nel cittadino il fine ultimo di ogni suo agire. Credo sinceramente che noi residenti di Valdastico meritiamo dalle Istituzioni una risposta di buonsenso e un'altrettanto decisa presa di posizione per risolvere al più presto una questione che non può essere taciuta.
Graziano Lorenzi, Valdastico
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